Nel centenario della nascita di Vincenzo Agnetti, la Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare dedica all’artista una grande mostra che riporta al centro una delle figure più radicali della ricerca concettuale italiana del secondo Novecento. L’esposizione, intitolata Vincenzo Agnetti – Mostra Premio Pascali 1973 e curata da Gaspare Luigi Marcone, inaugura venerdì 5 giugno 2026 alle ore 18 e resterà aperta al pubblico fino al 27 settembre.
L’iniziativa si inserisce nel progetto “Confluenze”, attraverso cui la Fondazione pugliese ricostruisce le traiettorie artistiche degli autori che hanno intrecciato il proprio percorso con quello di Pino Pascali o che furono insigniti dello storico Premio Pascali. Dopo gli omaggi dedicati a Maurizio Mochetti, Vettor Pisani e Toti Scialoja, è ora il turno di Vincenzo Agnetti, vincitore del III Premio Nazionale Pino Pascali nel 1972.
Una mostra tra ricostruzione storica e ricerca concettuale
La mostra assume un valore storico e filologico particolarmente rilevante: non solo ricostruisce il momento in cui Agnetti ottenne il riconoscimento, ma rievoca anche la personale che l’artista tenne alla Pinacoteca Provinciale di Bari nel 1973.
Il progetto espositivo ideato da Gaspare Luigi Marcone, in collaborazione con l’Archivio Vincenzo Agnetti di Milano, alterna ricostruzione documentaria e immersione ambientale, restituendo la complessità teorica e linguistica dell’opera dell’artista milanese.
In mostra compaiono opere fondamentali realizzate tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, accanto a lavori storici come Autotelefonata (1972), 14 proposizioni (1972), Identikit (1973) e il monumentale Progetto per un Amleto politico (1973).
“Amleto politico”: il teatro statico di Agnetti
Tra i nuclei centrali dell’esposizione emerge Progetto per un Amleto politico, una delle opere più emblematiche della poetica di Agnetti. Composto da bandiere, elementi scenici e suono, il lavoro appartiene a quello che l’artista definiva “teatro statico”, ovvero uno spettacolo senza movimento, senza personaggi e senza testo.
L’opera riduce il linguaggio a segnale essenziale, trasformando la scena in uno spazio mentale e critico. Nel volume Tradotto Azzerato Presentato del 1974, Agnetti spiegava il proprio intento come il desiderio di “azzerare” il personaggio shakespeariano, liberandolo tanto dalla retorica del dubbio quanto dalla logica del potere.
Chi era Vincenzo Agnetti
Nato a Milano nel 1926, Vincenzo Agnetti attraversa alcuni dei momenti più fertili della cultura artistica italiana del dopoguerra. Dopo gli studi al Liceo Artistico di Brera e una breve esperienza teatrale con Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano, sviluppa una ricerca sempre più orientata verso la riflessione sul linguaggio.
Determinante è il rapporto con Piero Manzoni ed Enrico Castellani, protagonisti della stagione di “Azimut/h”, rivista e spazio espositivo in cui Agnetti pubblica i suoi primi scritti proposizionali. È qui che prende forma una pratica artistica in cui scrittura, semantica e critica diventano materia dell’opera.
Dall’Argentina alla consacrazione internazionale
All’inizio degli anni Sessanta Agnetti si trasferisce in Argentina, lavorando nel settore dell’automazione elettronica. Quel periodo di distanza dal sistema artistico italiano si rivelerà decisivo per la definizione della sua ricerca concettuale.
Tornato in Italia nel 1967, inaugura per Vanni Scheiwiller la collana “Denarratori” con il romanzo sperimentale Obsoletoe avvia una intensa attività espositiva. Negli anni successivi partecipa ad alcune delle più importanti manifestazioni internazionali dedicate all’arte contemporanea, tra cui Documenta 5 di Kassel, la Biennale di Venezia, la Quadriennale di Roma e la Biennale di San Paolo.
Il centenario di Agnetti tra Milano, Torino e Polignano
La mostra della Fondazione Pino Pascali si inserisce in un più ampio programma nazionale dedicato al centenario dell’artista. Nel corso del 2026 diverse istituzioni italiane celebreranno la sua ricerca, tra cui l’Archivio Vincenzo Agnetti di Milano, la GAM di Torino, il MA*GA di Gallarate e il Museo del Novecento di Milano.
Accanto all’esposizione, la Fondazione conferirà postumo a Vincenzo Agnetti il Premio Libro d’Artista – IV edizione, in collaborazione con il Festival del Libro Possibile 2026.





