Il responsabile del dipartimento di arte moderna e contemporanea della casa d’aste genovese racconta le tendenze del mercato, il profilo dei nuovi acquirenti e i lotti più attesi dell’asta del 2 luglio a Milano
Il mercato dell’arte moderna e contemporanea italiana sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Meno omologazione, più ricerca personale. Meno inseguimento dei trend, più attenzione alla qualità intrinseca dell’opera e alla solidità della ricerca storica.
A raccontarlo è Guido Vitali, esperto del dipartimento di arte moderna e contemporanea di Wannenes, la storica casa d’aste con sede a Genova, in occasione dell’asta del 2 luglio a Milano — 158 lotti che spaziano da Lucio Fontana a Dadamaino, da Igor Mitoraj a Mario Schifano, fino a Hermann Nitsch e Alighiero Boetti.

Chiara Lorenzon: Quali sono oggi le tendenze più evidenti nel mercato dell’arte moderna e contemporanea italiana? Ci sono categorie o artisti che stanno mostrando una particolare vitalità?
Guido Vitali: Più che di tendenze univoche o dominanti, oggi si può certamente parlare di una forte frammentazione e personalizzazione del collezionismo. I clienti non seguono più ciecamente i “trend” di mercato, ma cercano invece l’unicità, la qualità intrinseca dell’opera e la solidità della ricerca storica.
Se dovessimo individuare una tendenza, sarebbe un grande interesse per la riscoperta della pittura e scultura del secondo dopoguerra italiano, in particolare l’Astrattismo, l’arte Cinetica e quella materica di Fontana, Burri e Manzoni, fino all’inossidabile tenuta dell’Arte Povera, con figure come Alighiero Boetti costantemente al centro dell’interesse dei grandi board internazionali.
In questi ultimi anni dobbiamo certamente segnalare anche la straordinaria rivalutazione critica di una figura poliedrica e radicale come Carol Rama, insieme al rigore concettuale e segnico di Dadamaino (entrambi gli artisti saranno presenti nell’asta Wannenes del 2 luglio).
CL: L’asta del 2 luglio riunisce linguaggi molto diversi, dalla scultura alla pittura gestuale fino alle ricerche concettuali. Qual è il filo conduttore che avete seguito nella costruzione del catalogo?
GV: Il filo conduttore è stato la ricerca di novità artistiche accompagnate da figure di spicco dell’arte storicizzata, sia italiana che internazionale. Linguaggi apparentemente distanti: dalla fisicità della scultura alla libertà della pittura gestuale fino al rigore concettuale che si è cercato però di inserire all’interno di un percorso espositivo e critico in cui le opere potessero dialogare tra loro.
CL: Negli ultimi anni avete riscontrato un cambiamento nel profilo dei compratori, italiani e internazionali? Quali segmenti del mercato mostrano oggi il maggiore dinamismo?
GV: Il profilo dei compratori si è evoluto sensibilmente, assistiamo a un ricambio generazionale: i nuovi collezionisti, spesso giovani, anche se geograficamente distanti dialogano tra loro e sono estremamente informati, digitalizzati e dinamici, capaci di diffondere le nuove tendenze con una velocità prima impensabile.
Il segmento che mostra un notevole dinamismo è quello delle opere storicizzate ma ancora accessibili, i cosiddetti Unappreciated Masters: figure di talento il cui lavoro è stato ignorato, o più spesso non compreso durante la loro vita artistica, ma che ha ricevuto un riconoscimento postumo. Artisti che elaboravano stili o concetti innovativi troppo avanzati per essere capiti dai contemporanei.
CL: Il rilievo in terracotta di Lucio Fontana per la chiesa di Santa Maria Assunta ai Piani di Celle Ligure è uno dei due bozzetti preparatori. Quanto è importante, storicamente e collezionisticamente, acquisire un’opera che documenta il processo creativo di Fontana?

GV: Riuscire a proporre in asta un’opera preparatoria di questa portata è un evento di straordinaria importanza. Dal punto di vista storico, la terracotta per Celle Ligure non è un semplice studio: è “l’atto genetico dell’opera”, il momento esatto in cui l’idea di Fontana prende corpo e tridimensionalità attraverso la manipolazione diretta della materia. Acquisire un’opera come questa significa entrare nel “laboratorio protetto” dell’artista.
I progetti preparatori legati a committenze pubbliche o religiose sono rari e rappresentano l’anello di congiunzione tra la ricerca spazialista e la grande scultura monumentale italiana.
CL: Il Volume del 1958 di Dadamaino appartiene agli anni iniziali della sua ricerca. Quanto sono rare sul mercato opere di questa fase e quale ruolo occupano nella rivalutazione critica dell’artista?

GV: I Volumi di quegli anni rappresentano l’incipit della ricerca di Dadamaino. Opere come quella che verrà proposta il 2 luglio da Wannenes sono rare sul mercato anche perché limitate nella produzione, e molti esemplari sono già custoditi in importanti collezioni istituzionali.
Il Volume del ’58 occupa un ruolo cardine: testimonia il momento in cui l’artista supera la superficie della tela attraverso la “fustellatura”, in cui il tessuto viene forato e sagomato con estrema precisione in forme irripetibili, dialogando alla pari con le coeve ricerche di Fontana, Manzoni e Castellani.
Un’opera fondamentale per comprendere la nascita dell’avanguardia analitica e concettuale europea.
L’asta di Arte Moderna e Contemporanea di Wannenes si terrà il 2 luglio 2026 a Milano. Il catalogo completo dei 158 lotti è disponibile sul sito della casa d’aste.




