Fino al 22 novembre 2026, Fàbrica 33 ospita La diabolica commedia: Prelude, il nuovo progetto di Niclas Castello ispirato alla Divina Commedia. Nell’intervista a Collezione da Tiffany, l’artista racconta la genesi dell’opera e il dialogo con Dante.
Confrontarsi con la Divina Commedia significa misurarsi con uno dei testi fondativi della cultura occidentale. È la sfida raccolta da Niclas Castello con La diabolica commedia: Prelude, mostra visitabile fino al 22 novembre 2026 negli spazi di Fàbrica 33, a Venezia. L’esposizione rappresenta la prima presentazione al pubblico di un progetto che l’artista sviluppa dal 2022 e che prende ispirazione dalla Divina Commedia di Dante Alighieri, reinterpretandola attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea.
L’anteprima di un’installazione monumentale

Prelude costituisce il primo capitolo di un progetto destinato a espandersi nei prossimi anni. Nella sua configurazione finale, La diabolica commedia prevede un percorso labirintico di circa 900 metri quadrati composto da 298 dipinti racchiusi in 149 teche di plexiglas, concepito come un ambiente immersivo articolato attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso.
La mostra veneziana presenta oltre 220 disegni a pastello a olio su carta, ciascuno delle dimensioni di 37,5 × 29,4 centimetri, realizzati tra il 2025 e il 2026. Questi lavori costituiscono la base del progetto e sono esposti come uno storyboard che anticipa la futura installazione.
Una rilettura contemporanea della Divina Commedia
Con La diabolica commedia, Castello affronta una nuova tappa della propria ricerca artistica dedicata alla rilettura di uno dei grandi classici della letteratura mondiale. L’artista immagina di estendere idealmente il viaggio di Dante fino al 2026, assegnando ai gironi infernali personaggi ed eventi della storia degli ultimi sette secoli.

Ne nasce un’interpretazione personale della Divina Commedia che riflette sul rapporto tra esperienza individuale e storia collettiva. Il progetto si colloca all’incrocio tra letteratura, storia e arti visive, proponendo una rilettura contemporanea dell’opera dantesca.
Castello racconta di essere affascinato da Dante da molti anni e affronta oggi questo progetto in una fase di piena maturità artistica, con l’intenzione di proseguirne lo sviluppo in Italia in dialogo con l’eredità culturale del poeta.
La scelta di Venezia è stata dettata non solo dalla risonanza internazionale della Biennale, ma anche dal profondo legame della città con Dante. Nell’Inferno, il poeta cita infatti l’Arsenale veneziano, intrecciando Venezia al tessuto stesso della Divina Commedia. A pochi passi da Fàbrica 33 si trova inoltre La Chiatta di Dante, il monumentale gruppo scultoreo in bronzo di Georgy Frangulyan raffigurante Dante e Virgilio a bordo di un’imbarcazione diretta verso il regno dei morti. Collocata dal 2007 su una piattaforma galleggiante nei pressi dell’Isola di San Michele, a circa cinquanta metri dallo spazio espositivo, l’opera crea un suggestivo dialogo tra la rilettura contemporanea di Castello e uno dei più evocativi omaggi pubblici al poeta presenti in città.
Non è quindi un caso che la prima presentazione pubblica del progetto coincida con la Biennale di Venezia. Per un’opera che dichiara un legame così diretto con l’eredità di Dante e con la cultura italiana, Venezia rappresenta non solo una straordinaria vetrina internazionale, ma anche il luogo in cui letteratura, storia e arte contemporanea si incontrano in modo naturale.

In questo contesto, abbiamo chiesto a Niclas Castello di raccontare la nascita del progetto, il confronto con Dante e l’evoluzione di un’opera destinata a svilupparsi negli anni.
Chiara Lorenzon: Più che limitarsi a reinterpretare La Divina Commedia, il tuo progetto immagina una prosecuzione del viaggio di Dante fino al 2026. Qual è stata la sfida più grande nell’interagire con un’opera così fondamentale della letteratura occidentale, rimanendo al tempo stesso fedele al suo spirito?
Niclas Castello: La sfida più grande non è stata illustrare Dante, ma pensare insieme a lui. La Divina Commedia è molto più di un capolavoro della letteratura: è un’opera senza tempo perché pone domande fondamentali sull’essere umano. Ho voluto rispettarne lo spirito chiedendomi come sarebbe apparso il viaggio di Dante se fosse proseguito attraverso gli ultimi sette secoli fino ad arrivare al 2026. Più che sostituire la sua visione, considero il mio lavoro un dialogo con essa, utilizzando la storia contemporanea e il mio linguaggio artistico come i capitoli successivi di quel racconto.
CL: Dante concepì La Divina Commedia come un percorso morale. Nella tua Diabolica Commedia esiste ancora l’idea di un giudizio universale oppure l’opera vuole essere soprattutto una riflessione sul mondo contemporaneo?
NC: L’idea del giudizio è ancora presente, ma non la considero assoluta né definitiva. Il mio lavoro non vuole tanto stabilire chi abbia ragione o torto, quanto mettere lo spettatore di fronte alle contraddizioni morali del nostro tempo. La storia ci costringe continuamente a interrogarci sul potere, sulla responsabilità e sulla natura umana. La diabolica commedia invita il pubblico a riflettere su queste domande e a decidere autonomamente dove collocare persone ed eventi all’interno di questa prosecuzione immaginaria dell’universo dantesco.

CL: Prelude è solo il primo capitolo di un progetto molto più ampio. Come immagini l’esperienza del pubblico quando l’installazione raggiungerà la sua forma completa?
NC: Prelude è soltanto la soglia di un’opera molto più vasta. L’installazione completa è concepita non come uno spazio espositivo, ma come un universo percorribile: un labirinto monumentale che i visitatori non si limitano ad attraversare, ma vivono realmente. Mi auguro che si muovano in questo spazio con un senso di meraviglia, come se stessero entrando nel mondo di Dante. Non come semplici spettatori, ma come partecipanti alla storia. Il labirinto è pensato per evocare al tempo stesso orientamento e smarrimento, bellezza e minaccia, contemplazione e stupore.
Quando i visitatori usciranno dal labirinto, spero che abbiano la sensazione di non aver semplicemente visto una mostra, ma di aver intrapreso un viaggio personale, destinato a risuonare dentro di loro ancora a lungo dopo aver lasciato quello spazio.
Chi è Niclas Castello
Nato nel 1978 a Neuhaus am Rennweg, in Germania, Niclas Castello è un artista concettuale e pittore. Nel 2022 ha attirato l’attenzione internazionale con The Castello Cube, un cubo di oro a 24 carati del peso di circa 186 chilogrammi.
La sua ricerca è stata influenzata dalla Pop Art e dal Neoespressionismo di Jean-Michel Basquiat e si concentra sul rapporto tra pittura e scultura. Nel 2016 ha sviluppato le celebri Cube Paintings, opere che fondono i due linguaggi artistici trasformando grandi dipinti a olio in oggetti tridimensionali.
Dopo gli esordi nella scena della street art tedesca alla fine degli anni Novanta, Castello si è trasferito prima a Parigi e successivamente a New York, dove ha sviluppato il proprio linguaggio artistico. Oggi vive e lavora tra Los Angeles e la Germania.





