Il Mediterraneo senza tempo di Mimmo Jodice approda a Matera

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A Palazzo Lanfranchi 83 fotografie ripercorrono uno dei cicli più celebri del maestro napoletano. Curata da Carlo Sala, la mostra restituisce tutta la forza di un’opera che ha riscritto il dialogo tra fotografia, archeologia e memoria.

Ci sono artisti che fotografano il passato e altri che riescono a renderlo nuovamente presente. Mimmo Jodice appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Dal 7 luglio all’8 novembre 2026 Palazzo Lanfranchi, sede dei Musei Nazionali di Matera, dedica al grande fotografo napoletano Mediterraneo, un’ampia mostra curata da Carlo Sala che riporta al centro dell’attenzione uno dei cicli più significativi della fotografia italiana del Novecento.

Mimmo Jodice. Ph. Daniele Ratti

L’esposizione, prima grande monografica istituzionale dedicata all’artista dopo la sua scomparsa, riunisce 83 opere, tra cui ben 68 preziose stampe vintage ai sali d’argento realizzate da Jodice tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. È proprio questa serie ad aver consacrato il fotografo sulla scena internazionale, soprattutto dopo la storica esposizione del 1995 al Philadelphia Museum of Art, diventando una pietra miliare nella riflessione contemporanea sul rapporto tra immagine, memoria e civiltà mediterranea.

Quello di Jodice non è mai uno sguardo documentario. Templi, statue, mosaici, anfiteatri e reperti archeologici diventano materia viva attraverso una fotografia capace di sospendere il tempo. La luce, le ombre e il sapiente lavoro di stampa in camera oscura trasformano il marmo e il bronzo in presenze quasi umane, facendo emergere emozioni, malinconie e tensioni che annullano la distanza tra il mondo antico e il nostro presente.

© Andrea Laudisa

Il percorso prende forma attraverso le numerose ricognizioni che l’artista ha compiuto lungo le sponde del Mediterraneo, da Paestum a Pompei, da Cuma a Baia, fino alla Grecia, alla Turchia, alla Tunisia, alla Giordania e alla Libia. Un viaggio che non costruisce una geografia archeologica, ma un paesaggio interiore in cui il Mediterraneo diventa il luogo simbolico di una memoria comune.

Tra le immagini più iconiche trovano spazio gli Atleti della Villa dei Papiri e le celebri Danzatrici, opere in cui le sculture sembrano sottrarsi alla loro immobilità per acquisire una sorprendente vitalità. Accanto a queste, vedute marine prive di qualsiasi presenza contemporanea restituiscono un Mediterraneo silenzioso e quasi metafisico, osservato con lo stesso stupore di chi lo abitava migliaia di anni fa.

Di particolare interesse è anche l’ultima sezione della mostra, dedicata agli sviluppi più recenti della ricerca di Jodice. Qui il visitatore scopre come Mediterraneo non sia stato un progetto concluso negli anni Novanta, ma una riflessione continuamente alimentata dall’artista nel corso della sua carriera, fino alle intense sequenze dedicate a Demetra e Athena.

© Andrea Laudisa

L’esposizione rappresenta inoltre l’occasione per la pubblicazione della nuova edizione ampliata del volume Mediterraneo, edito da Marsilio, che riprende e aggiorna lo storico libro pubblicato da Aperture nel 1995. Il catalogo raccoglie testi di Carlo Sala, Predrag Matvejević e Salvatore Settis, offrendo ulteriori strumenti per comprendere uno dei lavori più importanti della fotografia europea contemporanea.

Per chi già conosce Mimmo Jodice è un’occasione preziosa per rileggere uno dei vertici della sua produzione. Per chi si avvicina oggi al suo lavoro, Mediterraneo rappresenta probabilmente il modo migliore per comprendere come la fotografia possa trasformare l’archeologia in esperienza emotiva e il passato in una presenza ancora profondamente contemporanea.


Informazioni per il pubblico

Mostra: Mimmo Jodice. Mediterraneo
Sede: Palazzo Lanfranchi – Musei Nazionali di Matera
Date: 7 luglio – 8 novembre 2026
Curatela: Carlo Sala

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