Hei-ho: la mostra di Marta Ravasi che risveglia lo sguardo

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Ci sono soggetti che appartengono alla storia dell’arte da secoli e che, proprio per questo, sembrano non avere più segreti. La natura morta è uno di questi. Eppure, nei dipinti di Marta Ravasi, non è così. Frutta e oggetti quotidiani diventano il punto di partenza per un’indagine che riguarda la pittura, la materia e le infinite possibilità della forma.

Dal 24 settembre al 9 novembre 2026, la galleria napoletana Acappella presenta Hei-ho, seconda mostra personale di Marta Ravasi presso la galleria. Nata a Merate nel 1987 e attiva a Milano, Ravasi prosegue la ricerca iniziata proprio a Napoli nel 2023 con Bucce, sviluppando una nuova serie di opere dedicate alla natura morta.

La natura morta come punto di partenza

Nei dipinti di Ravasi la frutta non è tanto il soggetto da rappresentare quanto piuttosto un pretesto per indagare le possibilità della pittura. Le tele, tutte di piccolo formato e realizzate ad olio, esprimono una ricerca sempre più concentrata sulla materia pittorica, sulle sue consistenze e sulle sue trasformazioni. 

A prima vista le composizioni possono sembrare semplici: forme tondeggianti, frutti generici, pochi elementi disposti sulla superficie. Ma è proprio questa apparente semplicità che apre a una grande varietà di soluzioni: le superfici si fanno ora più sottili, ora più dense, mentre le geometrie cambiano e i colori si arricchiscono. Ed è proprio qui che emerge un paradosso interessante: mentre materiali, soggetti e dimensioni rimangono costanti, il risultato finale non è mai uguale. All’interno di confini molto precisi, Ravasi è in grado di esplorare un numero pressochè infinto di possibilità.

Marta Ravasi, Ciotola, olio su tela, 30 x 25 cm

Tra geometria e materia

La sperimentazione dell’artista si sviluppa soprattutto attraverso tele dal formato orizzontale, dove la geometria assume un ruolo centrale. Il punto di attenzione è spesso decentrato e lo sguardo viene guidato attraverso superfici, impasti e direzioni differenti del pennello.

La pittura cambia ritmo continuamente: in alcuni passaggi il gesto appare più rapido e frenetico, in altri più controllato. È proprio attraverso questa danza pittorica che la materia acquista profondità e diventa protagonista dell’opera.

Marta Ravasi, Ciotola, olio su tela, 20×25 cm

La frutta, così, perde progressivamente la propria riconoscibilità. Non interessa più tanto raffigurare un’arancia, una mela o un altro frutto, quanto trasformarne la presenza in volumi astratti e atmosferici. Le forme diventano quasi ellissi ed eclissi, mentre pieni e vuoti si incontrano in composizioni dominate da rosa e arancioni dalle molteplici sfumature.

Hei-ho: il risveglio dello sguardo

Anche il titolo della mostra, Hei-ho, suggerisce un cambio di prospettiva. L’esclamazione onomatopeica richiama l’attenzione dello spettatore e invita a guardare la quotidianità in modo meno razionale e più istintivo. È una sorta di sveglia: un richiamo alla materialità della pittura e alla costruzione stessa del quadro. Il soggetto torna così al centro, ma non più come semplice immagine da riconoscere. Diventa qualcosa da osservare attivamente, lasciandosi guidare dalle forme, dai colori e dalla materia.

Perché visitare la mostra

Visitare Hei-ho significa avvicinarsi a una natura morta molto diversa da quella a cui siamo abituati. Le forme familiari della frutta diventano infatti l’occasione per osservare da vicino il modo in cui la pittura può trasformarsi, attraverso il colore, la materia e la geometria.

La mostra di Marta Ravasi invita così anche chi non conosce l’arte contemporanea a fermarsi davanti a soggetti semplici e quotidiani, scoprendo quanto possano diventare complessi quando a cambiare non è ciò che viene rappresentato, ma il modo in cui scegliamo di guardarlo.

Francesca Gasparetto
Francesca Gasparetto
Restauratrice-conservatrice di formazione con una passione per il data management e la documentazione digitale delle collezioni d'arte. E’ autrice di diverse pubblicazioni scientifiche sul tema della documentazione per la conservazione del Patrimonio. Collabora con l’Università degli Studi di Urbino nell'ambito di progetti internazionali sul tema della conservazione del Patrimonio e tiene un corso sulla documentazione digitale. E’ co-fondatrice della start-up arturo, società che si occupa di conservazione e documentazione delle collezioni d’arte.

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