Da Ragusa a Milano, passando per le Biennali e Documenta: Spaziotemporaneo rende omaggio a uno dei protagonisti della scultura italiana del Novecento con una mostra accompagnata da un testo critico di Rachele Ferrario.
Ci sono artisti che hanno contribuito a cambiare il modo di guardare lo spazio, la materia e persino il movimento. Carmelo Cappello (Ragusa, 1912 – Milano, 1996) è stato uno di questi. Scultore di straordinaria sensibilità e sperimentatore instancabile, ha attraversato buona parte del Novecento lasciando un segno importante nella ricerca plastica italiana. Eppure, nonostante una carriera costellata di riconoscimenti internazionali e una presenza significativa nelle collezioni pubbliche e private, il suo lavoro merita ancora di essere riscoperto, soprattutto dalle generazioni più giovani.
La sua storia comincia in Sicilia, ma trova presto a Milano il proprio centro. Dopo un primo soggiorno romano nello studio di Ettore Colla, Cappello si trasferisce nel capoluogo lombardo nel 1930, dove studia con Arturo Martini e Marino Marini all’Istituto Superiore d’Arte di Monza. La prima personale arriva nel 1938 alla Galleria Bragaglia di Roma. Nel dopoguerra la sua ricerca compie una svolta decisiva: abbandona progressivamente la figurazione per esplorare l’astrazione, la leggerezza delle forme e le possibilità espressive dei materiali industriali.
Nel 1954, alla Triennale di Milano, riceve la medaglia d’argento per L’uomo nello spazio, scultura in alluminio che sintetizza perfettamente la sua tensione verso il movimento e la conquista di nuove dimensioni percettive. Nel 1958 ottiene una sala personale alla Biennale di Venezia e l’anno successivo partecipa a Documenta 2 a Kassel. Seguono importanti esposizioni internazionali, dal Musée Rodin di Parigi alla Biennale di San Paolo, fino alla grande antologica al Museo d’Arte Moderna di Madrid nel 1972 e a quella milanese alla Rotonda della Besana nel 1973.
È proprio il rapporto tra linea, movimento e spazio a costituire il filo conduttore di La vertigine dello spazio, la mostra che inaugura giovedì 5 novembre alla Galleria Spaziotemporaneo di Milano. Un luogo che ha un legame particolare con l’artista: Cappello ebbe infatti per anni il proprio studio in via Solferino, la stessa strada che oggi torna a ospitare una selezione della sua ricerca.
Accompagnata da un testo critico di Rachele Ferrario, l’esposizione mette al centro il movimento circolare e l’indagine sulla verticalità sviluppata dall’artista negli ultimi anni. Due direzioni di ricerca che raccontano la sua capacità di rimettere continuamente in discussione la scultura, liberandola dalla staticità e trasformandola in una riflessione sul tempo e sulla precarietà dell’esistenza.
Un’occasione per ritrovare un grande protagonista della nostra storia artistica, capace di guardare sempre avanti, senza perdere quella curiosità che lo ha accompagnato per tutta la vita.
Carmelo Cappello. La vertigine dello spazio
Galleria Spaziotemporaneo
Inaugurazione: giovedì 5 novembre 2026, ore 18
Dal 5 novembre al 23 dicembre 2026
Via Solferino 56, Milano
Aperta dal martedì al sabato, dalle 16 alle 19.30.






