I ragazzi dell’Officina Progresso

del

All’inizio della Martesana, in una ex officina meccanica trasformata in studio condiviso, quattro giovani artisti costruiscono linguaggi diversi sotto lo stesso tetto. E meritano di essere seguiti da vicino.

Milano è una città che ama travestirsi. Dietro una serranda qualsiasi può nascondersi una startup milionaria, una galleria d’arte o una tragedia condominiale. In via del Progresso, all’inizio della Martesana, sopravvive invece qualcosa di più raro: un luogo autentico.

Per arrivarci si passa davanti all’Osteria del Progresso, una di quelle bocciofile che sembrano uscite da un film italiano degli anni Sessanta, dove il vino arriva senza troppe domande e il pranzo è una cosa seria. Poi si entra in una ex officina meccanica dove un tempo si riparavano automobili e oggi si riparano immaginari.

Qui ha trovato casa Officina Progresso, studio condiviso che riunisce giovani artisti accomunati da una caratteristica sempre più difficile da trovare: assomigliarsi il meno possibile.

Ludovico Riviera

Il primo che incontro è Ludovico Riviera. Allievo di Nicola Verlato, si muove nel territorio insidioso della pittura figurativa senza cadere né nel citazionismo né nell’accademia. Sta costruendo una ricerca personale che affonda nelle radici della mitologia e della grande tradizione pittorica, affrontando la figura e l’olio con una sicurezza sorprendente per la sua generazione. Nei suoi lavori si percepisce la volontà di dialogare con il passato senza trasformarlo in una reliquia.

Federica Pareti

Federica Pareti, appena venticinquenne, lavora invece come una raccoglitrice di frammenti contemporanei. Per professione viaggia molto e il mondo finisce inevitabilmente dentro le sue opere. Fotografie, immagini, dettagli raccolti lungo il percorso diventano materia da ricomporre in lavori che oscillano tra pittura e archivio personale. Alcuni sono oli tradizionali, altri nascono dall’intervento pittorico su stampe fotografiche, in un continuo gioco di sovrapposizioni tra memoria, esperienza e racconto.

Alice Romano

Poi c’è Alice Romano, forse la presenza che più dialoga con la storia dell’edificio che la ospita. In questa vecchia officina ha imparato a dominare il rame con una competenza tecnica impressionante. Salda, assembla, costruisce superfici che vivono in equilibrio tra arte e design senza appartenere completamente né all’uno né all’altro. Più che quadri, i suoi lavori sembrano oggetti che hanno deciso di raccontare una storia.

La forza di Officina Progresso sta proprio qui: nessuna scuola comune, nessuna estetica condivisa, nessuna strategia di gruppo. Soltanto artisti che hanno scelto di condividere uno spazio mantenendo intatta la propria identità.

Del progetto fa parte anche Liliana Areces, che non ho avuto modo di incontrare durante la visita ma che contribuisce alla costruzione di questo piccolo ecosistema creativo milanese.

Ogni tanto aprono le porte dello studio a collezionisti, curiosi e appassionati attraverso giornate di studio visit. Il primo appuntamento si è svolto la scorsa settimana e ha confermato una sensazione sempre più rara: l’arte contemporanea dà il meglio di sé quando smette di inseguire le mode e torna a sporcarsi le mani.

Se fossi un collezionista agli inizi, o semplicemente qualcuno che ama osservare gli artisti prima che il mercato si accorga di loro, terrei d’occhio questo indirizzo.

Perché Milano cambia continuamente pelle. Ma ogni tanto, in qualche vecchia officina dimenticata, riesce ancora a conservare un’anima.

Giacomo Nicolella Maschietti
Giacomo Nicolella Maschietti
Giacomo Nicolella Maschietti è giornalista professionista, critico e curatore. Da oltre vent’anni collabora con Class CNBC come esperto di mercato dell’arte. Scrive regolarmente per Collezione da Tiffany, Cottura Creativa, Private e Patrimoni e ha collaborato con Milano Finanza, GQ, Marie Claire Maison e con le principali testate italiane del settore (Flash Art, Artribune, Artslife). Conduce settimanalmente la rubrica culturale Grand Hotel su UP TV, la moving TV delle metropolitane e degli aeroporti italiani. Si occupa di mercato, collezionismo e sistema dell’arte, con particolare attenzione ai rapporti tra patrimonio culturale, istituzioni e contemporaneità.

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