Morandi, De Chirico e Warhol all’asta da Farsettiarte

del

Morandi, De Chirico, Warhol e i grandi maestri del XX secolo nelle due sessioni primaverili di Prato

Da Giorgio Morandi a Andy Warhol, passando per De Chirico, Carrà, Capogrossi e Manzoni: Farsettiarte presenta l’Asta 283 dedicata all’arte moderna e contemporanea, in programma a Prato il 29 e 30 maggio 2026.

Le due sessioni riuniscono una selezione di opere che attraversa alcuni dei principali movimenti del Novecento italiano e internazionale, con dipinti storici, lavori provenienti da importanti collezioni e diversi top lot di rilievo per il mercato italiano.

Il lotto di punta è la Natura morta del 1921 di Giorgio Morandi (stima € 1.300.000–1.600.000), già esposta alla III Quadriennale di Roma del 1939. Siamo negli anni in cui Morandi gravitava nell’orbita della rivista Valori Plastici, quel clima di “ritorno all’ordine” che attraversava tutta l’Europa del dopoguerra. Ma il bolognese stava già sviluppando qualcosa di più personale e radicale: una pittura in cui gli oggetti perdono la loro identità quotidiana per diventare forme pure, immerse in una luce sospesa che annulla il tempo.

Accanto a essa, quasi in dialogo, la Natura morta con caffettiera del 1924 di Filippo de Pisis (stima € 25.000–35.000): stessa stagione, temperamento opposto. De Pisis era un pittore dell’attimo, della fragilità, della pennellata che non descrive ma cattura un’impressione prima che svanisca. Il suo rapporto con la pittura francese, è evidente, ma filtrato attraverso un lirismo tutto italiano.

Giorgio de Chirico è il maestro più presente in catalogo, con tre opere che coprono archi diversi della sua vicenda. San Giorgio (1920, stima € 110.000–160.000) appartiene alla fase in cui De Chirico, esaurita la stagione metafisica, sente l’esigenza di confrontarsi con i maestri antichi: la figura stante sul fondo di cielo blu ha la nitidezza dei Kouros greci e la solidità del Primo Rinascimento, eppure mantiene quell’inquietudine sottile che non abbandona mai il suo autore. 

I frutti dell’autunno (1923, stima € 210.000–280.000), esposta alla Biennale romana di quell’anno, porta la natura morta in una dimensione enigmatica: lo sfondo marino introduce una profondità spaziale inattesa, come se gli oggetti esistessero al confine tra realtà e sogno. 

Piazza d’Italia (1963, stima € 220.000–320.000) è invece uno dei soggetti più iconici e richiesti del collezionismo internazionale: lo spazio mentale costruito con prospettive forzate e ombre innaturali, la scena immobile sospesa in un tempo indefinito, il cuore stesso della poetica dechirichiana, in una versione tarda di grande qualità esecutiva.

Gli anni Venti sono rappresentati anche da Carlo Carrà con Autunno in Toscana (1927, stima € 120.000–160.000), già nella collezione del musicista Alfredo Casella e alla Biennale di Venezia del 1928. È l’opera di un pittore che ha attraversato il futurismo e la metafisica e ne è uscito cercando qualcosa di più stabile: il cosiddetto “realismo lirico”, una visione della natura fatta di volumi solidi e colori caldi, pervasa da una quiete quasi fuori dal tempo.

Tra i maestri figurativi si segnala anche la Maternità di Felice Casorati (stima € 75.000–95.000), con la figura materna isolata in uno spazio scandito da rigorosi rapporti geometrici: la tensione tra intimità domestica e monumentalità formale è uno degli apici della maturità casoratiana.

Il futurismo è rappresentato da Giacomo Balla con Bandiere all’Altare della Patria (1915, stima € 65.000–85.000) e da Tullio Crali con Prima che si apra il paracadute (1940, stima € 60.000–80.000), capolavoro dell’aeropittura: il punto di vista vertiginoso del paracadutista in caduta libera, la velocità trasformata in esperienza estetica pura.

Lotto 554
Giuseppe Capogrossi, Superficie 590, 1950
Olio su tela, cm 120×80
Stima€400.000/600.000
© GIUSEPPE CAPOGROSSI, by SIAE

La frattura del dopoguerra irrompe nel catalogo con una sequenza di opere che restituisce al meglio la varietà e la forza dell’Informale italiano ed europeo. Giuseppe Capogrossi porta Superficie 590 (1950, stima € 400.000–600.000): il celebre segno a pettine, ripetuto e variato su tutta la superficie, non è decorazione ma struttura primaria, una sorta di scrittura arcaica e universale che trasforma la tela in campo ritmico.

Hans Hartung segue con T1962-U10 (1962, stima € 370.000–470.000): tra i protagonisti dell’astrazione europea, il franco-tedesco sviluppò un linguaggio di segni incisivi, spesso ottenuti per sottrazione attraverso il grattage, in cui ogni tratto è il risultato di un equilibrio tra spontaneità e controllo.

Lotto 552_Hans Hartung, T1962-U10, 1962_Acrilico e grattage su tela, cm 57x150_Stima€370.000/470.000
© HANS HARTUNG, by SIAE

Piero Dorazio è presente con Entrez S.V.P. Porta 17 (1958–59, stima € 300.000–400.000), esposta alla XXX Biennale di Venezia del 1960 e successivamente a Düsseldorf e Colonia. Dorazio appartiene a una generazione di astrattisti italiani che cercavano una pittura fondata sull’interazione dinamica di colore e luce: la superficie è una trama di segni cromatici che si intrecciano generando uno spazio aperto, quasi musicale.

Completano il capitolo informale Emilio Vedova con Battaglia navale (1952–53, stima € 140.000–220.000) e Afro con Interno (1971, stima € 140.000–200.000), in cui le campiture si dissolvono in un lirismo controllato, fatto di risonanze più che di contrasti.

Nella sessione di Arte Contemporanea, la Pop Art è rappresentata da due capolavori di Andy Warhol: una rarissima serigrafia della prima serie delle Campbell’s Soup (1968, Vegetable Soup), uno dei lavori più emblematici dell’intera storia dell’arte americana, in cui l’oggetto quotidiano diventa icona culturale attraverso la ripetizione seriale. 

Mimmo Rotella risponde con Venus (1961, stima € 80.000–120.000), un raro décollage proveniente dalla storica Galleria La Salita di Roma: attraverso lo strappo dei manifesti pubblicitari, Rotella porta alla luce i livelli nascosti dell’immagine urbana, trasformando il consumo in linguaggio artistico.

Chiude idealmente il percorso Piero Manzoni con Linea m 1,27 (stima € 60.000–90.000): una linea tracciata su carta, nascosta all’interno di un cilindro sigillato. Quel che resta accessibile allo spettatore non è l’immagine ma l’informazione — la lunghezza dichiarata, la data, la firma. La linea, per sua natura infinita, viene qui misurata e resa invisibile: un paradosso che mette in crisi i fondamenti stessi della rappresentazione e anticipa decenni di arte concettuale.

Le aste si terranno a Prato il 29 maggio (Arte Contemporanea, ore 15.30) e il 30 maggio (Arte Moderna, ore 16.00), con partecipazione possibile anche da remoto tramite Farsettiarte LIVE.

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