Fa caldo a Basilea. Un caldo insolito per giugno, umido e persistente, che avvolge Messeplatz fin dalle prime ore del mattino. Quest’anno ci sono i gelati infatti. Meno Ruinart, più ghiaccioli. Un martedì mattina così lento a Basilea non si vedeva da tempo.I collezionisti ci sono. Gli hotel sono pieni. Le cene private anche. Ma la fiera procede a una velocità diversa. Chi frequenta Art Basel da anni se ne accorge subito. Sì passa per i corridoi con facilità e gli stand non sono assediati.
Il dato è incontestabile, a Basilea non si viene più come prima. Per decenni la fiera svizzera è stata il luogo dove il mercato si concentrava per una settimana. Non soltanto le opere migliori, ma anche le decisioni più importanti. Si arrivava sapendo che entro poche ore alcuni lavori sarebbero spariti, venduti o opzionati ancora prima che il pubblico potesse avvicinarsi.
Parlandone in giro si fanno considerazioni. Che siano i pdf circolanti settimane prima dell’apertura a far desistere? Le trattative iniziano nei salotti privati, proseguono via WhatsApp e spesso si concludono lontano da qualsiasi padiglione . Nel frattempo Parigi è diventata una destinazione irrinunciabile, e le case d’asta offrono sempre più lavori che un tempo sarebbero approdati soltanto qui.
Forse anche per questo Art Basel ha deciso di recuperare la dizione “basel exclusive” riservata alle opere che le gallerie si impegnano a non mostrare prima dell’apertura. Un tentativo di riportare dentro la fiera un minimo di sorpresa.
É fatto però che molte delle maggiori gallerie del mondo abbiano ancora i pezzi forti in vista al mercoledì a mezzogiorno. Per esempio David Zwirner con un Francis Bacon stupendo a 17 mln usd o un enorme Cy Twombly. Da Landau una splendida Femme assise di Giacometti del 1960, proposta a 9,25 milioni di dollari, non è stata ancora richiesta. Da Cardi un importante De Chirico del 1926 da 5 milioni continua a dominare la parete principale. Poco distante un magnifico Mimmo Rotella da 300 mila dollari aspetta ancora un compratore.


Da Karsten Greve ancora libero un Morandi sotto il milione di dollari. Accanto, una Louise Bourgeois da 1,3 milioni. Da White Cube nessuna trattativa ancora per Michael Armintage a tre milioni e ottocentomila euro e una Tracey Emin, la capolista alle mostre quest’anno, a 1.7. Non esattamente opere che in altri anni sarebbero sopravvissute alle prime ventiquattr’ore di fiera. Naturalmente i galleristi si dichiarano contenti, spiegano che non interessa il numero dei visitatori, di compratori ne bastano pochissimi. E che si è decisamente calmo ma non per questo meno efficace.

L’eccezione si chiama Hauser & Wirth. Già mercoledì mattina la mega-galleria dichiara di aver sostituito circa il 75% delle opere esposte. Tra i pezzi più osservati uno splendido Fontana verde proveniente da una collezione privata dove si trovava dal 1997 richiesta a 5,5 milioni di dollari. L’opera non risulta ancora venduta, ma bellissima. Accanto, una Louise Bourgeois del 2007 da 4 milioni e una nuova serie di Nicolas Party dedicata alle nebbie e alle ragnatele dell’Upstate New York, proposta a 780mila dollari e già in trattativa. Victoria Miro ha piazzato invece Self Storage di Hernan Bas per 225mila dollari che si poteva vedere soltanto qui.
Tra le sezioni riuscite c’è ancora “Feature” . Sedici progetti monografici e storici costruiti con precisione museale. Qui si incontrano Mario Merz e Michelangelo Pistoletto da Giorgio Persano, Mario Schifano da Repetto, Gastone Novelli da ML Fine Art, insieme a Joaquín Torres-García, Eduardo Arroyo, Endre Tót e Oskar Schlemmer.
L’Italia, del resto, attraversa tutta la fiera. Bonalumi, Schifano, Kounellis, Fontana, Crippa. Da Vedovi spicca Venerdì Santo a Madrid, realizzato da Roberto Crippa e Lucio Fontana durante un soggiorno condiviso in Spagna nel 1960 e proposto a 1,3 milioni di dollari.
Anche Unlimited parla parecchio italiano. Curata per la prima volta da Ruba Katrib, appare meno spettacolare rispetto ad alcune edizioni recenti. Meno gigantismo, meno opere per diventare sfondo per selfie e social network. Una sezione più rarefatta, ma complessivamente più leggibile.
Tra i lavori migliori il film di Vanessa Beecroft presentato da Lia Rumma. Chi cerca invece nuove generazioni continua a guardare a Statements. I prezzi non sono più quelli romantici dell’emergenza assoluta, ma qualche scoperta è ancora possibile. Da Blue Velvet Gallery, Monica Mays parte da circa 9mila dollari, mentre A. Squire Gallery presenta Eli Coplan con lavori nella stessa fascia.

Photo by Roberto Ruiz.
Il crepuscolo degli dei? Forse è presto per dirlo.
Ma per la prima volta dopo molti anni Basilea sembra costretta a ricordare al mondo perché vale ancora la pena venire a Basilea. Ed è una posizione che questa fiera non aveva mai dovuto occupare.







