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martedì, Agosto 16, 2022

Gallerie, Ortolani (ANGAMC): “Situazione preoccupante, è necessario un ripensamento totale del settore”

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Competitività delle gallerie, rinnovamento del modello fieristico, ricambio generazionale nel collezionismo e riforme. Sono questi i temi che abbiamo affrontato con Andrea Sirio Ortolani – titolare della milanese Osart Gallery – che dall’11 maggio scorso è il nuovo presidente dell’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea (ANGAMC), nata nel 1964 con l’obiettivo di rafforzare sempre più la struttura del mercato dell’arte incentivandone le potenzialità grazie alla professionalità degli operatori, anche con interventi in ambito giuridico e amministrativo. 

Nicola Maggi: 2022-2026. Questo è il periodo che hai davanti per il tuo primo mandato di presidente dell’ANGAMC. Qual è, sinteticamente, il tuo programma?

Andrea Sirio Ortolani: “Il programma per i prossimi quattro anni è ricco di sfide. Essenzialmente, insieme al consiglio appena insediato, ci siamo proposti di implementare il dialogo con le istituzioni per ridare alla categoria competitività sul piano internazionale.

Le gallerie svolgono un ruolo di mediazione fondamentale tra artisti, pubblico e figure del sistema dell’arte, per cui sentiamo la necessità di riforme che rilancino non solo le gallerie, ma anche gli artisti italiani. Se venissero messe in atto, riusciremmo a supportare al meglio il mercato interno, oltre a rivolgerci verso l’estero.

In particolare, gli obiettivi che ci siamo prefissati riguardano l’art bonus, che potrebbe diventare uno strumento più ampio e onnicomprensivo; il dialogo con la Siae; la circolazione delle opere d’arte, che potrebbe essere semplificata attraverso un innalzamento delle soglie di valore e una de-burocratizzazione dei procedimenti per l’ottenimento di attestati di libera circolazione e autocertificazioni. Inoltre, sarebbe importante, per risultare competitivi a livello internazionale, assimilare le aliquote iva a quelle degli altri paesi europei.

Manovre di questo tipo avrebbero potuto giovare al mercato italiano già in occasione della Brexit, quando molte gallerie con sede inglese si sono spostate verso paesi europei come il Belgio e la Francia, caratterizzati da politiche relative ai beni culturali più vantaggiose rispetto a quelle italiane”.

N.M.: Negli ultimi otto anni l’Associazione è cresciuta tantissimo, sia in termini di visibilità e che di numero di associati. Qual è il suo peso oggi (anche politico)?

A.S.O.: “Oggi l’associazione conta 193 associati, è molto cresciuta nel corso del mandato di Mauro Stefanini grazie all’infaticabile lavoro suo e del consiglio nazionale, nonché dei delegati territoriali. Tra l’altro, ha attratto un numero crescente di gallerie che si occupano di arte contemporanea, rappresentate anche nel consiglio nazionale appena eletto.

Credo che al momento, essendo l’unica associazione che si occupa di difendere gli interessi della categoria a livello nazionale, ed entrando a far parte del Gruppo Apollo, abbia assunto un peso notevole e acquisito la possibilità di dialogare con le istituzioni politiche e amministrative, occupandosi di problematiche comuni, a un livello diverso da quanto poteva accadere otto anni fa, tant’è che oggi siamo parte di un tavolo permanente presso il Ministero della cultura. Inoltre, abbiamo lavorato autonomamente per creare un dialogo continuo con la Siae“.

N.M.: Gli ultimi due anni sono stati molto difficili per il mercato dell’arte. Qual è, oggi, lo stato di salute del nostro sistema delle gallerie?

A.S.O.: “Lo stato di salute del mercato dell’arte è abbastanza preoccupante, e sono sopravvissute soltanto le gallerie che sono riuscite a reagire in maniera innovativa sul piano comunicativo e sull’utilizzo delle piattaforme di e-commerce. Probabilmente, riescono a sopravvivere e crescere le gallerie che sono andate verso l’internazionalizzazione, sia per quanto riguarda la collaborazione con gli artisti, sia per quanto riguarda l’apertura a nuovi mercati, attraverso le piattaforme online e la partecipazione a fiere estere.

Le gallerie devono passare da un vecchio modello di lavoro, che consisteva nell’aspettare i clienti in galleria oppure intercettarli durante le fiere, a nuovi modelli, che ci permettano di intercettare clienti e stringere nuove relazioni in modi diversi e attraverso nuovi canali di comunicazione.

Se non verranno fatte riforme per permettere al mercato italiano di tornare competitivo sul mercato internazionale, continueremo a incontrare difficoltà molto maggiori rispetto a quelle dei nostri competitor stranieri”.

Il Presidente di ANGAMC, Andrea Sirio Ortolani, assieme ai membri del nuovo Consiglio direttivo dell’Associazione, costituito dai vicepresidenti Giovanni Bonelli (Galleria Giovanni Bonelli, Milano e Pietrasanta) e Claudia Ciaccio (Zero…, Milano), dai consiglieri Antonio Addamiano (Dep Art Gallery, Milano), Marco Niccoli (Galleria d’Arte Niccoli, Parma), Pietro Vallone (Massimo De Carlo, Milano, Londra, Parigi, Hong Kong), Paola Verrengia (Galleria Paola Verrengia, Salerno), e dai delegati territoriali Alfonso Artiaco (Alfonso Artiaco, Napoli), Paola Forni (Galleria Forni, Bologna), Sara Zanin (Z2o Sara Zanin Gallery, Roma), Christian Akrivos (10 A.M. Art Gallery, Milano), Giuseppe Filippo Biasutti (Galleria Biasutti & Biasutti, Torino), Simone Frittelli (Galleria Frittelli Arte Contemporanea, Firenze), Giordano Raffaelli (Studio d’Arte Raffaelli, Trento). Ph Fabio Fantini.

N.M.: Il primo semestre 2022 è ormai archiviato. Le fiere sono ripartite e tutto sembra tornato alla normalità… ma è veramente così? Il mondo delle gallerie è ancora quello pre-pandemico o quel modello è ormai stato superato?

A.S.O.: “Quel modello è superato, le fiere non sono tornate al livello pre-pandemico, e anch’esse dovrebbero essere capaci di rinnovarsi. Possiamo menzionare l’esempio eclatante di Arte Fiera, che è stata un grande insuccesso non solo per via dello spostamento delle date, ma anche per via di una comunicazione obsoleta, poco basata sul digitale e poco specifica, mentre il settore richiede competenze comunicative e organizzative molto precise, perché vi sia visibilità”.

N.M: …sempre per quanto riguarda le fiere d’arte… in passato il calendario italiano era particolarmente saturo di appuntamenti. C’è ancora spazio per questa parcellizzazione o è necessario un ripensamento anche in questo ambito?

A.S.O.: “Da questo punto di vista è necessario un ripensamento totale, a partire dall’offerta sino alle condizioni economiche. Se guardiamo anche agli altri paesi europei, non esiste infatti tutta questa offerta di fiere d’arte: probabilmente bisognerebbe ridurne il numero, puntando alla qualità. Sarebbero da rivedere anche le condizioni economiche, nonostante il problema non sia mai il costo di una fiera, quanto più la risposta dei collezionisti. Saremmo felici di pagare di più se i risultati fossero proporzionali all’impegno economico sostenuto. I servizi che riceviamo devono essere proporzionali a quanto paghiamo”.

N.M.: Una delle priorità delle gallerie è da sempre quella di intercettare nuovi clienti. Su questo fronte qual è la situazione del collezionismo italiano? È in atto anche da noi quel fondamentale e vivace ricambio generazionale che vediamo su altri mercati o no?

A.S.O.:Il ricambio generazionale in Italia è molto lento, perché qualsiasi processo di ammodernamento qui lo è. La domanda relativa alla nuova leva dei collezionisti è strettamente correlata a un’altra questione, che non riguarda solamente il mondo dell’arte, ed è quella del precariato giovanile, che non permette alle nuove generazioni di avere delle buone capacità di spesa.

Se il paese è dinamico, cresce e ci sono riforme che portano a far sì che tutti i settori possano crescere, allora ci saranno dei benefici, se invece rimaniamo statici – noi italiani in genere siamo molto restii alle riforme – sarà difficile crescere una nuova generazione di collezionisti con delle buone possibilità di investimento.

La persistente staticità del sistema italiano si riverbera inevitabilmente sul settore artistico; nel momento in cui le gallerie non sono competitive, fanno fatica a investire nei propri programmi e nella propria comunicazione, tanto importante per far conoscere i giovani artisti alle nuove leve. A questo si ricollega anche il progressivo inaridimento della proposta culturale museale. Senza queste riforme sarà quindi difficile veder crescere una nuova classe di collezionisti.”

N.M.: Nuovi canali di vendita, innovazione tecnologica e digitalizzazione… seppur in ritardo rispetto ad altri settori economici anche il mercato dell’arte si è aperto, complice la Pandemia, alla rivoluzione digitale… A che punto siamo in Italia e come, l’ANGAMC, sta supportando i suoi associati nell’affrontare i cambiamenti in atto?

A.S.O.: “Molte gallerie hanno iniziato a lavorare sulla comunicazione digitale in maniera sempre più estesa, trovando nuovi fornitori, ad esempio, per la fotografia e il video. L’ANGAMC sta implementando i suoi canali di comunicazione e sta supportando i suoi associati sul fronte delle riforme. Inoltre, stiamo creando una rete di fornitori di altissimo profilo professionale, che possano dare consulenza agli associati perché ognuno acquisisca al meglio gli strumenti per affrontare le nuove sfide del presente”. 

Nicola Maggi
Nicola Maggi
Giornalista professionista e storico della critica d'arte, Nicola Maggi (n. 1975) è l'ideatore e fondatore di Collezione da Tiffany. In passato ha collaborato con varie testate di settore per le quali si è occupato di mercato dell'arte e di economia della cultura.
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