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Milano Art Week: Sotheby’s svela i “gioielli” della sua asta di primavera

del

Aperta da pochi minuti la mostra dei 72 lotti di arte contemporanea protagonisti dell’asta primaverile di Sotheby’s Italia, in programma per giovedì 20 aprile alle ore 18:00 presso il prestigioso Palazzo Serbelloni di Milano.

L’asta, che si svolgerà in concomitanza con due importanti eventi per la città di Milano – la settimana dell’Art Week e il Salone del Mobile – offrirà una selezione di opere d’arte dal dopoguerra fino ai giorni nostri, con artisti italiani ed internazionali, tra i quali Alighiero Boetti, Lucio Fontana, Giorgio Morandi, Fausto Melotti, Giorgio de Chirico e Enrico Castellani.

Ad aprire la vendita sarà un’opera di Alighiero Boetti, un ricamo su tela del 1987 intitolato Verba volant scripta manent. Questo lavoro è il primo di una serie di sette lotti dell’artista presenti all’asta.

LOTTO 1 – Alighiero Boetti, Verba volant scripta manent, 1987. Courtesy: Sotheby’s

I ricami sono stati eseguiti in Oriente da donne afgane che ricevevano per posta da Boetti tessuti, disegni e indicazioni per i colori. Le opere si caratterizzano per una disposizione simmetrica di elementi identici e standardizzati, come lettere in stampatello che, poste in verticale formano delle frasi idiomatiche con un uso particolare del colore.

Nel caso del lotto 15, questi arazzi posti in gruppo creano dei veri e propri racconti. Le stime per questi lotti in asta partono dai 50.000-70.000€ per i lotti 1 e 4, fino ad arrivare a una stima tra i 500.000 e i 700.000€ per il lotto 15.

Altro artista in asta con un totale di 12 lotti è Lucio Fontana, appartenente allo spazialismo, indaga ed esplora lo spazio attraverso la tela e la ceramica. Tra le opere presenti in asta, spiccano alcune creazioni di particolare interesse.

LOTTO 25 – Lucio Fontana, Corrida, 1951. Terracotta dipinta e smaltata. Courtesy: Sotheby’s

Il lotto 16, Concetto spaziale, Attese (1965-66), è l’opera con la stima più alta in asta, valutata tra 1,2 e 1,8 milioni di euro. Questo lotto appartiene al ciclo di opere legate ai tagli, eseguiti tra il 1958 e il 1968 e conosciuti come “concetto spaziale, attese”. Il gesto del taglio diventa l’assoluto e primario protagonista di queste opere, con cui Fontana supera i limiti tra pittura, scultura e decorazione.

Anche le opere-ceramiche di Fontana meritano attenzione, come Corrida (lotto 25), realizzato ad Albissola utilizzando piatti del XVIII secolo in stile “vecchia savoia”, e la terracotta Cervo (lotto 33), che raffigura un cervo a riposo disteso a terra. L’opera con la fisicità dell’animale che sembra sorprendentemente magmatica, e la doratura molto più bassa, rimandano al barocco.

LOTTO 33 – Lucio Fontana, Cervo, 1938. Terracotta dipinta, smaltata e lustrata. Courtesy: Sotheby’s

Il secondo lotto con una stima tra le più alte è il lotto 24 di Giorgio Morandi, un olio su tela del 1948 intitolato Natura morta. Nelle opere di Morandi, come in questa, vediamo un forte interesse per gli oggetti di uso quotidiano utilizzati per creare composizioni calibrate e perfette, anche nella variazione su un unico tema cromatico. La pittura risulta levigata, e gli oggetti rappresentati, sebbene familiari, perdono il loro “senso d’utilizzo” per diventare delle forme assolute e pure.

LOTTO 24 – Giorgio Morandi, Natura Morta, 1948. Olio su tela. Courtesy: Sotheby’s

In catalogo, tra le opere con una stima tra i 300.000 e i 400.000€, troviamo il lotto 10, Superficie bianca, Tokyo n°7, un acrilico su tela estroflessa del 1967 di Enrico Castellani. L’opera si caratterizza per una forma quadrangolare innestata con una forma triangolare, creando un’attenzione visiva focalizzata sul triangolo.

L’uso del bianco come unico colore e le variazioni geometriche, sporgenze e rientranze, creano un forte movimento nell’opera. Il nome “Tokyo” nel titolo è un omaggio al Giappone, paese da sempre interessato alle opere dell’artista. Con la stessa stima del lotto 10, il lotto 32 presenta Tempio in una stanza, un olio su tela del 1926 di Giorgio de Chirico.

LOTTO 32 – Giorgio de Chirico, Tempio in una stanza, 1926. Olio su tela. Courtesy: Sotheby’s

L’opera rappresenta una stanza con arredi tipici da esterno, tra cui un tempio greco e resti di colonne in primo piano. Questi elementi richiamano l’infanzia dell’artista in Grecia e l’esperienza di un forte terremoto. L’opera gioca con prospettive diverse e punti di fuga incongruenti, creando un’atmosfera teatrale e surreale.

LOTTO 18 – Piero Manzoni, Achrome, 1961-62. Fibra artificiale. Courtesy: Sotheby’s

Stimato tra i 200.000 e i 300.000€, il lotto 18 presenta Achrome di Piero Manzoni, un’opera con una superficie monocroma dove la tela non viene identificata come un supporto ma come superficie in sé stessa. Dal 1960 l’artista inizia ad integrare alle superfici monocrome anche nuovi materiali sintetici come è visibile in questo lotto.

LOTTO 65 – Manolo Valdés, Retrato con medio rostro azul, 1999. Olio, carboncino, spago, graffette, cera e collage di juta su juta. Courtesy: Sotheby’s

Con la medesima stima del lotto 18 spicca anche il lotto 46, Lost and found di Afro, datato 1958. Con una stima tra i 150.000 e i 200.000€, il lotto 65 presenta Ritratto con medio rostro azul di Manolo Valdes, datato 1999. L’opera rappresenta il volto di una donna diviso a metà tra i colori rosa e blu, con una composizione vibrante e ricche texture che uniscono passato e presente.

LOTTO 55 – Jannis Kounellis, Senza titolo, 1983. Cinque ripiani in ferro con frammenti di legno. Courtesy: Sotheby’s

Infine, alcune opere con stime tra 80.000 e 120.000€ meritano menzione: il lotto 48, Combustione di Alberto Burri, datato 1957, in cui l’artista utilizza la fiamma per creare chiaroscuri, buchi, grinze e strappi come cicatrici da ricucire. Il lotto 27 offre Linee forza di mare n°26 di Giacomo Balla, mentre il lotto 55 presenta l’opera Senza titolo di Jannis Kounellis, datata 1983.

Chiara Lorenzon
Chiara Lorenzon
Chiara Lorenzon, laureata in Storia dell'Arte. Appassionata di arte contemporanea, con esperienza come assistente gallerista e nel servizio clienti di case d’aste.
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