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giovedì, Luglio 7, 2022

NFT e arte: un lungo corteggiamento, un matrimonio felice?

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Per il mondo dell’arte il 2021 è stato certamente un anno di battaglie: per la riapertura di mostre e fiere, per una nuova visibilità a livello istituzionale delle minoranze sociali e non da ultimo per il riconoscimento della crypto art nel sistema dell’arte. Ci sono stati vincitori e vinti, e gli NFT appartengono certamente alla prima categoria.

Giunti alla fine di questo anno faticoso, sono arrivate le conferme del fatto che di NFT sentiremo parlare ancora e probabilmente con sempre maggiore cognizione di causa.

Se guardiamo agli eventi degli ultimi mesi infatti, riscontriamo che la curiosità si è trasformata in partecipazione da parte di tutti gli attori del mondo dell’arte: Artissima ha lanciato un progetto interamente volto a supportare opere digitali su Blockchain (Surfing NFT); Art Basel Miami, pur non avendo molti stand dedicati agli NFT – tranne quello di Kenny Schachter alla Galerie Nagel Draxler e Pace Gallery – era però corredata da numerosi eventi dedicati alla presentazione e approfondimento della crypto art, come il congresso NFT BZL alla  FTX Arena, o la mostra “Humans + Machines: NFTs and the Ever-Evolving World of Art” di Tezos (con numerosi incontri disponibili anche on-line) e la mostra “The Gateaway” organizzata da Christie’s in collaborazione con nft now, con l’obiettivo di mostrare le potenzialità dell’unione tra mondo fine art e NFT.

Una delle opere della mostra “The Gateaway” organizzata da Christie’s in collaborazione con nft now

A Milano a novembre ha inaugurato al Museo della Permanente  “DART 2121”, la prima mostra fisica di Crypto Art, e in generale sono sempre più numerose le mostre on-line organizzate da gallerie e curatori indipendenti.

Come sappiamo, le case d’asta hanno incluso nei loro cataloghi sempre più artisti digitali e organizzano aste interamente dedicate agli NFT, e gallerie come König e Pace hanno lanciato i loro propri marketplace.

Sono sempre più numerosi gli artisti tradizionali che sperimentano con gli NFT, e perfino musei e istituzioni di arte antica e moderna, come l’Ermitage e gli Uffizi, hanno coniato NFT dalle loro collezioni e acquistato opere digitali.

Non dimentichiamo poi, tra gli indicatori del successo degli NFT, le ormai numerose gallerie che hanno deciso di investire nel potenziale della crypto art, supportando le sperimentazioni dei propri artisti, sia nativi digitali che non, come ad esempio in Italia la Galleria Bianconi di Milano o la giovane Virginia Bianchi Gallery.

Infine, non dovessero bastare gli eventi sopraelencati, a coronare la posizione degli NFT sul panorama artistico è arrivato il primo posto nella attesissima Top 100 di Art Review, che ha visto quindi svettare un’entità non-umana in una classifica che normalmente elenca i personaggi che più hanno influenzato il mondo dell’arte durante l’anno trascorso.

Le prime tre posizioni della Power100 di ArtReview con i NFT al primo posto.

Nel corso del 2021 l’evoluzione della crypto art nel sistema dell’arte ha messo in evidenza una direzione ben precisa, ossia la volontà di far convergere l’arte digitale e il mondo dell’arte reale.

In questo contesto il successo degli NFT ha giocato un ruolo importante, e forse è proprio in questo aspetto che risiede la vera rivoluzione: che si tratti del dibattito critico o del mercato, questi strumenti hanno finalmente aperto le porte del sistema dell’arte tradizionale all’arte digitale e crypto.

È sempre più evidente la volontà, e forse anche la necessità, da parte di fiere, gallerie e artisti di trovare il modo far dialogare questi due mondi rimasti troppo a lungo separati, per questo non deve stupire l’aumento delle mostre fisiche di crypto art, o i sempre più numerosi tentativi da parte di molti artisti di produrre NFT che permettano al compratore di avere anche un supporto fisico per esporlo, se non addirittura un oggetto fisico corrispondente, o ancora l’esposizione di collezioni di opere digitali (o reali e poi digitalizzate) in contesti reali tramite la realtà aumentata, come ad esempio il nuovissimo progetto realworld.art di Manuel Rossner, uno degli artisti più validi e attivi sul fronte crypto.

Se, anche tra i collezionisti, c’è chi non sente la necessità di trasporre nel mondo reale l’arte digitale, c’è però anche chi crede che dal dialogo tra questi due mondi possa nascere un grande valore, sia economico che artistico.

Una vista di DART 2021 al Museo della Permanente di Milano, il primo grande progetto espositivo dedicato alla Crypto Art all’interno di uno spazio museale in Italia.

Quando è esploso il boom degli NFT durante la scorsa primavera, il dibattito si è concentrato in larga parte sull’aspetto finanziario, e praticamente nullo è stato invece quello intorno al valore artistico, ridotto a un battibecco intorno all’interrogativo “gli NFT sono arte?”.

Fortunatamente l’aridità di questa domanda è stata sostituita da un dialogo più approfondito in cui artisti, curatori e operatori del settore indagano il significato e il ruolo non solo degli NFT, ma in generale dell’arte digitale.

Senza entrare troppo nel dettaglio, è importante sottolineare che uno dei temi più interessanti è quello che riguarda la comunità artistica, come spiegato da Anika Meier, tra i critici che più si stanno occupando di questa tematica.

Ciò che giustifica e da valore a un’opera d’arte è infatti anche la community che, come esiste nel sistema dell’arte tradizionale, esiste anche nel mondo della crypto art.

Dobbiamo quindi ricordarci che per stabilire il valore di un lavoro digitale ciò a cui dobbiamo guardare è il valore dell’opera in sé, il pensiero che è in grado di attivare e il riconoscimento della comunità critica che si muove intorno ad essa.

Certamente, è stato riscontrato che nel caso degli NFT anche le precedenti transazioni e la popolarità dei possessori giocano un ruolo importante (secondo un recente studio pubblicato su Nature-Scientific reports). Dobbiamo adoperare comunque gli stessi strumenti di cui ci siamo sempre dotati per navigare nel mondo dell’arte reale, poiché le dinamiche sono esattamente le stesse, nel bene e nel male.

Anche nella crypto art, tra i fattori che determinano il valore di un’opera ci sono la qualità tecnica, gli aspetti formali, la pregnanza del contenuto, il posizionamento nel contesto della storia dell’arte (digitale) e, non da ultimo appunto la legittimazione data dalla community – composta da artisti, galleristi, collezionisti, case d’aste e marketplace.

La community del mondo della crypto art non è certamente nata quest’anno, anzi: è una struttura consolidata con le sue categorie e i suoi players, che ora sono entrati in dialogo con gli attori del mondo reale.

Ciò che sta avvenendo, che continuerà ad avvenire – seppur con estrema lentezza e cautela – e che determinerà forse l’esito felice di questa storia, è un dialogo inclusivo da parte di entrambe le comunità.

Se ci fermiamo un attimo a ricordarci che cosa si intende per Crypto arte, ossia un’opera totalmente digitale, o la digitalizzazione di un’opera fisica, grazie a sistemi di blockchain e NFT, allora non dobbiamo indignarci o spaventarci. Non è cambiato nulla: le opere digitali sono sempre esistite, semplicemente ora ne possono fruire più persone, e con più garanzie.

Una vista della mostra “Marija Avramovic & Sam Twidale: Supreme” allestita ad ArtVerona 2021 dalla Virginia Bianchi Gallery, spazio d’arte digitale e sperimentale nato nel 2020.

Dopo l’ascesa fulminea delle criptovalute basate su blockchain alla fine del 2020, molti artisti digitali che operavano al di fuori del mondo dell’arte contemporanea si sono precipitati sugli NFT come strumento sicuro per vendere il loro lavoro in autonomia e senza intermediari come gallerie e dealers – così ci si illudeva che fosse, almeno all’inizio di questa storia, ma come sappiamo le cose sono cambiate in fretta.

La stessa cosa hanno fatto artisti e galleristi non esperti del mondo digitale. Inoltre, molti crypto collectors (come abbiamo spiegato in precedenti articoli) hanno iniziato a comprare NFT artistici, senza tuttavia avere gli strumenti e l’esperienza per discernere tra buona arte digitale e figurine Panini, per intendersi (ci stiamo riferendo ai collectibles come le bored apes).

Questi imprenditori della blockchain, per lo più investitotri, hanno così iniziato a entrare, e sconvolgere, il mercato dell’arte, soprattutto nel momento in cui case d’aste e gallerie hanno promosso e messo in vendita i loro NFT.

Allo stesso tempo, anche collezionisti e artisti tradizionali hanno iniziato a esplorare questo mondo, anch’essi però senza avere sempre una chiara idea del valore e del funzionamento delle piattaforme di marketplace. Tutto questo come sappiamo ha creato grande confusione, con i prezzi degli NFT schizzati alle stelle senza giustificazioni comprensibili.

Ma è un’onda, questa, che è stata creata da quello che è forse il più grande valore degli NFT, per cui possiamo effettivamente chiamarli una rivoluzione: la possibilità di dimostrare la prova di possesso.

Finalmente è diventato possibile avere una prova che dimostra il possesso di un bene, o meglio ancora, l’originale di un bene digitale duplicabile, ed è proprio questo il potenziale anello di congiunzione tra i due sistemi dell’arte, quello reale e digitale, che, da febbraio a oggi hanno iniziato un corteggiamento lungo e destinato a continuare.

Uno dei lavori che compongono The Currency, la prima collezione NFT di Damien Hirst. Immagine via Nifty’s

L’aspetto più accattivante degli NFT è dunque l’unicità, l’esclusività: puoi essere l’unico possessore di un bene digitale – questo è quello che li ha resi interessanti. Infatti, come nel mercato reale, le persone comprano un’opera non soltanto per passione, ma spesso perché rappresenta uno status symbol, e anche per potersi sentire parte di una comunità, se non addirittura di una élite.

Tutto questo avviene anche nel mondo della crypto art, e ora i due mondi si stanno unendo.

Non dimentichiamo che sempre più collezionisti si sono avvicinati alla crypto art per acquistare opere digitali di artisti tradizionali che da tempo desideravano in collezione: acquistarne un NFT anziché un’opera fisica è certamente più accessibile.

Per fare una previsione, possiamo dire che dobbiamo aspettarci dunque che sempre più artisti, collezionisti e operatori del sistema dell’arte entreranno nel mondo della crypto arte, mossi da curiosità e interesse a investire, ma non solo.

Come ha anticipato Magnus Resch – uno dei più famosi ed acclamati esperti di art management – in una recente conversazione con Anika Meier, gli NFTs diventeranno probabilmente un oggetto che permette ai collezionisti entry-level di acquistare un’opera a un prezzo accessibile.

Per intenderci, una versione digitale (o meglio, una alternativa economicamente ancora più accessibile) delle edizioni. Questo avrà sicuramente un effetto sul bacino di collezionisti e sul mercato dell’arte in generale, portando nuovi acquirenti.

Ci sarà però di certo più cautela da parte degli artisti tradizionali che si approcceranno a questo mercato mettendo in vendita NFT a un prezzo ribassato rispetto ai loro prezzi normali – è questa infatti la tendenza, e anche per questo gli NFT di artisti famosi vengono talvolta paragonati alle edizioni e i multipli.

Si parla di cautela, perchè abbiamo assistito ad esempio ad avventure finite male, come quella di Urs Fischer, che ha iniziato a coniare NFT preso dall’entusiasmo di potersi esprimere con nuovo medium e di dialogare con una comunità più democratica e inclusiva, ma questo lo ha portato a un abbassamento dei prezzi delle sue opere (sia fisiche che reali) e alla rottura con il suo storico gallerista Larry Gagosian.

Still da CHAOS #1 Human (2021) la prima serie di NFT di Urs Fischer. Photo: Urs Fischer

Viceversa, Damien Hirst ha messo in vendita degli NFT che hanno un prezzo dieci volte maggiore di quello delle sue edizioni fisiche. Di certo insomma crypto collectors e crypto artist non ci si può improvvisare bensì, come nel mondo dell’arte reale, bisogna studiare bene le proprie mosse.

Ma chi sono i collezionisti di NFT? Per il momento sono per lo più giovani, e non è difficile immaginarlo se pensiamo che il 75% cento degli NFT ha un prezzo che si aggira intorno ai 15 dollari, e solo per l’1% il prezzo medio è 1500 dollari.

Ma la vera ragione è un’altra: i millennials infatti sono abituati ad acquistare “oggetti virtuali” e ad interagire nel Metaverso, e utilizzano le criptovalute non soltanto per collezionare ma anche per giocare, partecipare a eventi, costruire immobili.

La previsione per il 2022, secondo molti esperti, è che però sempre più collezionisti tradizionali si affacceranno a questo mercato, anche coloro che appartengono ancora al quel mondo fatto di opere fisiche, vernissages e strette di mano.

L’avvicinamento avviene con cautela e spesso sotto la guida degli intermediari, gallerie, art advisors e case d’aste.

I primi acquisti sono NFT di artisti emergenti o nativi digitali ad un prezzo accessibile – per poi magari arrivare ad acquistare NFT di quegli stessi artisti per cui spendono centinaia di migliaia di dollari nel mercato reale.

Quello che è certo è che il fenomeno degli NFT ha posto sul tavolo una discussione che va oltre i discorsi inerenti alla tutela delle opere d’arte digitali, l’investimento finanziario o il valore artistico intrinseco degli NFT. La discussione riguarda il nostro rapporto con la tecnologia su più livelli.

Lucia Longhi
Lucia Longhi
Lucia Longhi è critica d’arte e curatrice indipendente, lavora tra Venezia e Berlino. La sua pratica curatoriale esplora le intersezioni tra arte, natura e tecnologia, con un focus sui nuovi media. Dal 2010 collabora con gallerie e istituzioni per la curatela di mostre, servizi di art advisory e scrittura di saggi critici. Scrive per Artsy, Berlin Art Link, Artribune, Flash Art, Collezione da Tiffany, Espoarte. Le collaborazioni internazionali includono: curatrice del programma di performance del Padiglione Singapore alla 58° Biennale di Venezia; content producer per Quayola Studio London; gallery manager alla Galerie Mazzoli di Berlino; curatrice e advisor del progetto “Art&Business: roads to innovation” con Università Ca’ Foscari e Venice Gallery View; project manager del Toolkit Festival of Interactive Arts, Venezia. Una selezione di mostre passate include: Patrick Bayly (Canepaneri gallery, Milano, 2021); The Only Stable Thing (mostra collettiva di time-based art, Venezia 2019); I shall willingly pause, mostra personale di Felix Kiessling (Glashaus Düsseldorf, 2019); Quayola - Second nature (Orto Botanico di Padova, con Marignana Arte e Fondazione Alberto Peruzzo); Art & Business: Roads to Innovation (mostra collettiva con Venice Galleries View e Università Ca’ Foscari, Venezia 2019); Silenzi d'Alberi-Sound Art Exhibition (mostra collettiva di sound art, Treviso 2017). Ha tenuto lezioni, seminari e art talks presso enti come Accademia di Belle Arti di Palermo, CUBO Unipol, Università Ca’ Foscari, Fondazione Benetton-Imago Mundi, Galleria Bianconi Milano. Ha conseguito un Master in Storia dell'Arte presso Università Ca’ Foscari (Venezia) e ha frequentato il NODE Center for Curatorial Studies (Berlino).
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