Una collezione che diventa Museo. La storia della Pinacoteca Tosio Martinengo a Brescia

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Era diverso tempo che Collezione da Tiffany volgeva lo sguardo verso Bergamo e Brescia, entrambe città che quest’anno brillano di una luce culturale sfavillante data la carica condivisa di Capitale italiana della Cultura 2023. E il nostro approccio non poteva che essere strettamente legato al mondo del collezionismo.

Così abbiamo deciso di incontrare Roberta D’Adda, Coordinatrice della collezione della Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia che ci ha raccontato le origini di una collezione privata, che si sono poi intrecciate con vicende storiche di varia natura – regali, donazioni, accorpamenti e così via – per arrivare a costituire quella che oggi è la Pinacoteca della città lombarda gestita dalla Fondazione Brescia Musei.  

La storia della Pinacoteca Tosio Martinengo è affascinante e parte da un nucleo di opere antiche donate alla città a metà dell’Ottocento proprio per volontà dei due coniugi Tosio, collezionisti d’altri tempi. Nell’intervista sottostante, la Direttrice racconta bene tutti i passaggi e come si è arrivati ad avere questa importante istituzione civica oggi luogo di tante iniziative culturali per grandi e piccoli.

Sì perché la Pinacoteca oggi è un luogo aperto, che lascia spazio anche a spettacoli di danza e di teatro nelle sale, proprio per valorizzare l’enorme patrimonio. E dà importanza anche all’apprendimento dei bambini, grazie a un bel progetto di comunicazione che rende interattiva la visita al museo.

Ciò che rende il museo un luogo e lo tiene vicino allo spirito di collezionismo privato, possiamo dire quasi domestico, dal quale è nato, è l’allestimento che davvero colpisce per la sua preziosità e caratterizzazione: dai molti oggetti di arte decorativa che si trovano in giro per le sale alle tappezzerie in velluto di diversi colori che rivestono le pareti interne.

Insomma, la Pinacoteca bresciana ha tanto da raccontare di come da un’idea di collezionismo storico e antico si sia arrivati ad una stretta collaborazione con il pubblico e a una valorizzazione di un patrimonio vario e vasto, che permette di prendersi cura non solo delle sale espositive ma non dimentica i depositi.

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