Due clamorosi eventi accaduti a distanza di neanche 24 ore l’uno dall’altro hanno occupato le prime pagine della cronaca ferragostana dei quotidiani – non solo nazionali – suscitando dibattito e sconcerto per quanto avvenuto in due importanti istituzioni culturali italiane; trattasi del ritrovamento delle preziose tele di Cèsanne, Renoir e Matisse dal valore stimato di circa 9 milioni di euro trafugate lo scorso 23 marzo presso la fondazione Magnani Rocca e recuperate dai Carabinieri del nucleo Tutela Patrimonio Culturale lo scorso 14 agosto e del rocambolesco furto avvenuto la sera del 15 agosto al MuMe Museo Regionale Accascina a Messina dove sono state sottratte nottetempo alcune tavole di Antonello da Messina, autentici capolavori facenti parte del Polittico di San Gregorio per un valore complessivo stimato di circa 70 – 80 milioni di euro.
Se per certi versi le rapine ricordino le surreali avventure della banda di ladri sgangherati della commedia cult di Mario Monicelli “I soliti ignoti”, quanto avvenuto impone una necessaria e imprescindibile analisi critica circa la sicurezza all’interno delle istituzioni culturali – siano esse pubbliche o private – e della conseguente tutela del patrimonio artistico ivi custodito.
Uno spunto indubbiamente interessante dal quale partire per individuare fragilità, criticità, falle organizzative, risulta essere pertanto lo studio ragionato e consapevole del rischio nelle sue molteplici declinazioni, il dispositivo assicurativo risulta quindi uno strumento fondamentale al fine di indagare e affrontare il rischio inteso in relazione ad un possibile furto o ad un particolare sinistro.
Le indagini per individuare le responsabilità sottese agli eventi citati sono tuttora in corso, è tuttavia opportuno sottolineare che l’effrazione dall’esterno può essere resa possibile o favorita dallo stesso personale che opera all’interno dell’istituzione coinvolta attraverso la comunicazione a terzi di informazioni riservate circa il sistema di sicurezza della struttura. Sul piano assicurativo pertanto la clausola non può essere circoscritta al furto tout-court. All’interno della polizza è necessario venga esplicitato che la garanzia opera anche in caso di infedeltà, dolo o atto fraudolento dei dipendenti, addetti alla sorveglianza, collaboratori, appaltatori, subappaltatori, viceversa nella fattispecie di un furto in cui venga accertata la corresponsabilità dell’istituzione, la compagnia assicurativa ha facoltà di eccepire derubricando il furto da ordinario ad atto doloso da parte di soggetti inseriti nell’organizzazione del rischio e la differenza, al momento del sinistro, vale l’indennizzo.
Risulta pertanto fondamentale che musei, fondazioni, gallerie, istituzioni culturali che custodiscono o ospitino temporaneamente il patrimonio artistico pubblico e privato risultino luoghi sicuri. Ciò che contribuisce alla valorizzazione economica di un’opera ha indubbiamente a che fare con il curriculum espositivo della stessa, ne sono riprova le eccezionali aggiudicazioni registrate nel corso delle aste e delle fiere internazionali del primo semestre 2026 che hanno indiscutibilmente premiato i capolavori dall’eccellente biografia museale.
Le opere d’arte non sono beni fungibili e non possono essere coperte attraverso una polizza patrimoniale standard, è pertanto necessario individuare specifiche polizze ad hoc – nail to nail, all risks tra le più utilizzate in campo fine art – che fungano esse stesse da strumento di tutela favorendo l’adozione di buone pratiche da parte degli attori e istituzioni coinvolte nella custodia.
Anche per quel che concerne il mercato dell’arte la pratica assicurativa risulta imprescindibile dal momento che opere oggetto di transazione hanno necessità di essere tutelate sotto molteplici aspetti ovvero trasporto, movimentazione, imballaggio, è inoltre necessaria un’adeguata copertura in relazione ad eventuali restauri che rischiano di incidere in maniera irrimediabilmente negativa sul futuro valore delle opere.
Segnaliamo a tal proposito una recente pubblicazione “Il prestito delle opere d’arte” a firma di Massimo Maggio tra i principali esperti nella gestione del rischio e assicurazione del patrimonio artistico. Nel testo viene condotta una disamina tecnica e pratica relativa ai rischi, alle tipologie assicurative, alle responsabilità dei soggetti convolti, un vademecum estremamente utile per coloro che a vario titolo hanno a che fare con beni artistici di natura pubblica o privata.
Mettere in atto un adeguato programma assicurativo è quindi una scelta di governance, non una pratica accessoria.





