Il primo semestre 2026 consegna un mercato dell’arte internazionale in forte ripresa, ma ancora profondamente diviso tra la fascia altissima del mercato, tornata protagonista con grandi collezioni e risultati record, e un sistema più ampio che continua a muoversi con maggiore prudenza. Una dinamica ben evidenziata anche da Giacomo Nicolella Maschietti, che nel suo recente approfondimento su Collezione da Tiffany ha sottolineato come i record delle grandi case d’asta non debbano essere confusi con lo stato di salute dell’intero mercato.
Secondo ArtTactic, Christie’s, Sotheby’s e Phillips hanno chiuso il primo semestre con circa 6,8 miliardi di dollari di vendite, in crescita del 70% rispetto allo stesso periodo del 2025. Una crescita sostenuta soprattutto dalle grandi collezioni e dai lotti di fascia alta, con Londra particolarmente brillante, a +131%.
È stata la stagione dei grandi capolavori e delle grandi provenienze. La collezione S.I. Newhouse, dispersa da Christie’s, ha raggiunto 620,8 milioni di dollari, mentre la Lewis Collection, venduta da Sotheby’s a Londra, ha totalizzato circa 406 milioni di dollari, stabilendo un nuovo record europeo per una collezione di questo tipo. E ancora: Number 7A, 1948 di Jackson Pollock ha raggiunto 181,2 milioni di dollari, mentre Danaïde di Constantin Brâncuși è stata aggiudicata per 107,6 milioni.

Ma, come osservava Giacomo Nicolella Maschietti, il punto non è soltanto quello dei record. Il mercato continua infatti a mostrare una struttura a due velocità: da una parte la domanda estremamente forte per le opere museali e per gli artisti storicizzati; dall’altra una maggiore difficoltà per le fasce più speculative e per gli artisti ultra-contemporanei. L’incertezza economica e geopolitica continua a pesare sulle scelte dei collezionisti, mentre anche il sistema delle gallerie sta attraversando una fase di razionalizzazione.
È in questo scenario che va letto il mercato italiano.
Italia: un mercato ancora piccolo, ma aste in crescita
Secondo il report Art Basel & UBS, l’Italia ha perso terreno nel mercato globale, scendendo sotto l’1% della quota complessiva. Un dato che evidenzia una fragilità strutturale dell’ecosistema italiano, nonostante il peso storico del Paese nella produzione artistica e nel patrimonio culturale.
Il quadro cambia però se si osservano i risultati delle case d’asta. Secondo i dati semestrali riportati da Arteconomy24, le 18 case d’asta italiane monitorate, considerando tutti i dipartimenti, hanno realizzato complessivamente 181,8 milioni di euro, contro i 167,8 milioni del primo semestre 2025, con una crescita dell’8,3%.
Il dato più interessante per questa analisi è però quello relativo specificamente alle aste di Arte Moderna e Contemporanea battute in Italia.
L’analisi condotta da Collezione da Tiffany su 14 case d’asta italiane e internazionali che hanno organizzato aste di Arte Moderna e Contemporanea in Italia restituisce un aggiudicato complessivo di circa 52,5 milioni di euro, in flessione di circa il 3% rispetto al primo semestre 2025.

A fronte di questa lieve contrazione, però, il tasso di venduto sale al 75%.
È proprio questo dato a rendere più interessante la lettura del semestre. Non siamo di fronte a un mercato che ha smesso di comprare, ma a un mercato nel quale il compratore seleziona maggiormente ciò su cui investire. La qualità dell’opera, la rarità, la provenienza, la documentazione e la solidità del mercato dell’artista diventano elementi sempre più determinanti.
Il collezionista sceglie qualità e storia
Le dichiarazioni delle case d’asta confermano questa tendenza.
Per FarsettiArte, il primo semestre è stato caratterizzato da una «maggiore cautela» e da acquisizioni «mirate e selettive», con un interesse concentrato sulle opere capaci di unire rilevanza storico-artistica e prospettive di investimento. La casa pratese ha inoltre registrato una significativa partecipazione internazionale: il 30% degli acquirenti nel semestre è arrivato dall’estero.
Anche Martini Arte parla di un mercato in fase di stabilizzazione, nel quale «la maggiore selettività» premia le opere di qualità e gli artisti con un mercato consolidato. Tra i nomi indicati figurano Carla Accardi, Mario Schifano, Franco Angeli, Giulio Turcato, Giuseppe Capogrossi e Mario Ceroli, insieme al rinnovato interesse per Fausto Melotti e Valerio Adami.
Una lettura simile arriva da Il Ponte, la selezione delle opere, la documentazione e il rapporto con archivi, fondazioni e istituzioni sono oggi strumenti fondamentali per costruire valore.
Sotheby’s: l’arte italiana parla sempre più internazionale
Il dato della crescente internazionalizzazione emerge anche dalle parole di Marta Giani, Head of Modern and Contemporary Art di Sotheby’s Milano.
«I risultati di questo primo semestre confermano la forte attrattività dell’arte italiana presso una platea di collezionisti sempre più internazionale», sottolinea Giani, indicando in particolare Lucio Fontana, Alberto Burri, Giorgio Morandi, Carla Accardi e Giorgio de Chirico.
La domanda per questi artisti, spiega Sotheby’s, non arriva più soltanto dall’Italia, ma dalle principali piazze internazionali. Un elemento che rafforza anche il ruolo di Milano, sempre più proposta come piattaforma per valorizzare non solo l’arte italiana, ma anche artisti internazionali.
Farsetti e Finarte: Morandi e de Chirico al centro del mercato
La forza dei grandi maestri del Novecento emerge con particolare evidenza osservando i top lot del semestre.
FarsettiArte ha realizzato il secondo miglior risultato della classifica con una Natura morta di Giorgio Morandi del 1921, aggiudicata per 1.722.250 euro, diritti inclusi.
La stessa casa d’aste segnala inoltre ottimi risultati per Piero Dorazio e Giorgio de Chirico, confermando una domanda ancora forte per gli artisti storicizzati.
Finarte ha invece visto al vertice del proprio semestre Niobe di Giorgio de Chirico del 1921, proveniente dalla collezione di Monica Vitti e aggiudicata per 387.100 euro.
La casa d’aste segnala inoltre buone performance per Giorgio Morandi, Nobuo Sekine, Giuseppe Capogrossi e Mario Schifano.
Anche in questo caso la provenienza assume un ruolo importante: la storia collezionistica dell’opera contribuisce a rafforzarne la riconoscibilità e il valore sul mercato.
Futurismo, Novecento storico e nuovi segmenti di ricerca
Un altro elemento interessante emerso nel semestre riguarda il ritorno di attenzione verso alcuni segmenti meno valorizzati del Novecento italiano.
Capitolium Art segnala in particolare una crescita dell’interesse per il Secondo Futurismo, con il record mondiale di Nicolaj Diulgheroff e risultati particolarmente vivaci per gli artisti futuristi attivi dopo la Prima guerra mondiale. La casa d’aste sottolinea inoltre la solidità di Mario Schifano e il ruolo degli archivi e della ricerca critica nella costruzione di nuovi percorsi di mercato.
Una lettura vicina a quella di Bertolami Fine Art, che evidenzia la forza dei Maestri del Novecento storico e, soprattutto, la difficoltà di reperire opere importanti di Primo Futurismo e prima Metafisica. Proprio l’arte italiana tra le due guerre potrebbe rappresentare, secondo Giuseppe Bertolami, un importante bacino di ricerca per il collezionismo.
Più prudente la lettura di Boetto, che individua nell’incertezza geopolitica uno dei fattori che continuano a condizionare il mercato, osservando però un recupero del figurativo storico, in particolare de Pisis, Carrà e de Chirico, mentre Arte Povera e Transavanguardia mostrano maggiore difficoltà, con alcune eccezioni.
Meeting Art evidenzia invece la partecipazione di collezionisti anche internazionali e la ricerca di opere rare e inedite, guardando con particolare attenzione alla seconda parte dell’anno. Wannenes conferma infine una prospettiva positiva, sostenuta dalla presenza di artisti internazionali e protagonisti del Novecento italiano storicizzato.

La top 10 delle aggiudicazioni del primo semestre 2026
La classifica delle migliori aggiudicazioni nelle aste di Arte Moderna e Contemporanea battute in Italia restituisce con chiarezza questa dinamica.
| # | Artista | Opera | Anno | Aggiudicazione | Casa d’aste |
|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Lucio Fontana | Concetto spaziale, Attese | — | € 1.792.000 | Sotheby’s |
| 2 | Giorgio Morandi | Natura morta | 1921 | € 1.722.250 | Farsetti |
| 3 | Lucio Fontana | Senza titolo (Cornice) | — | € 436.100 | Cambi |
| 4 | Giorgio de Chirico | Niobe | 1921 | € 387.100 | Finarte |
| 5 | Josef Albers | Study for Homage to Square: Full Tenor | 1959 | € 384.000 | Il Ponte |
| 6 | Marc Chagall | Amoureux avec fleurs et nature morte | 1950 | € 226.800 | Pandolfini |
| 7 | Antonio Ligabue | Senza titolo | 1932-33 | € 126.000 | Capitolium Art |
| 8 | Enzo Cucchi | Senza titolo | 1986 | € 125.000 | Blindarte |
| 9 | Lucio Fontana | Concetto spaziale | 1962-63 | € 116.250 | Boetto |
| 10 | Igor Mitoraj | Torso di donna con piede | 1995 | € 106.400 | Wannenes |
La top ten conferma innanzitutto la forza dei grandi maestri italiani del Novecento. Lucio Fontana compare tre volte, compreso il primo posto, mentre Giorgio Morandi occupa la seconda posizione con una Natura morta del 1921.
Seguono Giorgio de Chirico, Josef Albers e Marc Chagall, a testimonianza di un’offerta italiana capace di intercettare anche nomi internazionali. Nella parte finale della classifica troviamo invece Antonio Ligabue, Enzo Cucchi e Igor Mitoraj.
Il dato più interessante, però, non è soltanto la presenza dei singoli artisti. È la distanza tra i top lot e il resto del mercato: anche in Italia, come sulle grandi piazze internazionali, sono le opere di maggiore qualità a concentrare una parte importante dell’attenzione dei compratori.
Quali sono i trend da seguire nella seconda metà dell’anno?
Dalle aste del primo semestre emergono almeno quattro direzioni.
La prima è la solidità dei grandi maestri del Novecento, da Fontana a Morandi, de Chirico e gli altri protagonisti storicizzati dell’arte italiana.
La seconda è il rafforzamento di alcuni artisti del secondo dopoguerra, da Accardi a Schifano, da Capogrossi a Turcato, fino a Boetti, Pomodoro, Melotti e Griffa.
La terza riguarda il possibile recupero di segmenti ancora sottovalutati, in particolare il Secondo Futurismo e alcuni protagonisti dell’arte italiana tra le due guerre.
La quarta è l’ulteriore internazionalizzazione delle aste italiane. La presenza di compratori stranieri, favorita anche dalle piattaforme digitali, amplia la platea potenziale e consente alle case d’asta italiane di competere su opere di maggiore qualità.
Un mercato più prudente, ma non fermo
Il primo semestre 2026 non restituisce dunque un mercato italiano di Arte Moderna e Contemporanea in crescita. Il dato dei 52,5 milioni di euro, in calo di circa il 3%, lo conferma.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato interpretarlo come un arretramento generalizzato. L’aumento del tasso di venduto al 75% racconta piuttosto un mercato che sta diventando più selettivo.
Il compratore c’è, ma sceglie. E quando trova l’opera giusta è disposto a competere.
È probabilmente questo il principale elemento di continuità con il mercato internazionale raccontato da Giacomo Nicolella Maschietti e, allo stesso tempo, la peculiarità della piazza italiana: in una fase ancora segnata dall’incertezza geopolitica ed economica, la domanda si concentra sulle opere capaci di offrire non soltanto un nome, ma una storia, una qualità e una precisa collocazione all’interno della storia dell’arte.
Le prospettive per il secondo semestre restano quindi prudentemente positive. Le case d’asta si preparano a una stagione nella quale sarà ancora una volta la qualità a fare la differenza.
Perché, se il primo semestre 2026 ha dimostrato qualcosa, è che il mercato italiano dell’arte moderna e contemporanea non è fermo: sta selezionando.







