Sei aquiloni colorati compongono il nome della città nel nuovo manifesto turistico firmato dal grande illustratore e fumettista cesenate. Un progetto che recupera la tradizione della grafica di viaggio e la porta nel contemporaneo.
Jesolo torna a raccontarsi attraverso l’illustrazione d’autore. È Manuele Fior, tra i più apprezzati autori italiani di fumetto e illustrazione contemporanea, a firmare il manifesto turistico 2026 della località veneta, dando il via a un progetto promosso da JesoloVenice destinato a proseguire negli anni con artisti internazionali diversi.
L’immagine realizzata da Fior guarda al litorale jesolano dall’alto e lo trasforma in un paesaggio sospeso tra memoria e immaginazione: sei grandi aquiloni, colorati e mossi dal vento, compongono in prospettiva il nome JESOLO. Tra questi compaiono anche due simboli della città, il drago dello stemma araldico e la storica paperella, quasi a riunire le due anime dell’identità jesolana.
L’iniziativa nasce dalla volontà di recuperare una tradizione che, tra Otto e Novecento, aveva fatto del manifesto illustrato uno dei principali strumenti per costruire l’immaginario delle destinazioni turistiche. Dai manifesti di Cassandre, Broders e Lenhart alle località balneari italiane, la grafica ha trasformato luoghi, paesaggi e atmosfere in vere e proprie icone.
Jesolo intende oggi riannodare quel filo in una chiave contemporanea. Il manifesto di Fior è stato prodotto in 51 esemplari: uno destinato alla Casa del Turismo, mentre gli altri 50, numerati e firmati dall’artista, entrano nel circuito del collezionismo. L’immagine è inoltre animata attraverso la realtà aumentata, creando un ponte tra la tradizione del disegno e le tecnologie digitali.
Un primo tassello di quella che JesoloVenice immagina come una futura galleria permanente dedicata alla città. Un progetto nel quale il manifesto non è più soltanto pubblicità, ma diventa memoria, identità e oggetto d’arte.
Abbiamo incontrato Manuele Fior per parlare del suo Jesolo, degli aquiloni e del rapporto tra illustrazione, memoria e immaginario turistico.
Il manifesto turistico nasce come strumento di promozione, ma quello che hai realizzato per Jesolo è anche un’edizione destinata al collezionismo. Quando lavori a un’immagine come questa pensi più alla sua funzione pubblica o alla sua capacità di vivere come opera d’arte autonoma?
Manuele Fior: La penso in maniera molto semplice, devo riuscire a trovare un’immagine bella e basta. Quando l’idea funziona ed è realizzata bene se ne si può fare l’utilizzo che si vuole, in grande formato, in piccolo, sugli schermi di un telefono o come in questo caso anche sulla livrea di una corriera.
Negli ultimi anni il manifesto illustrato sta vivendo una nuova stagione. Secondo te, in un’epoca dominata da immagini generate e consumate velocemente, che cosa può ancora offrire un’immagine disegnata a mano?
Penso che l’utilizzo di tecniche cosiddette tradizionali o analogiche trovi ogni giorno di più una motivazione perché ci stiamo addentrando in un mondo in cui le immagini saranno prodotte in massa da persone che non sanno tenere una matita in mano. Il disegno non è un risultato, ma un processo: è il corpo che disegna, non solo la mano, e a prescindere dall’immagine finale, disegnare a mano diventerà sempre più un atto di umanità e di resistenza.
Nel manifesto hai scelto gli aquiloni come elemento narrativo: oggetti leggeri che dialogano con il vento, il mare e il cielo. Quanto conta, nel tuo lavoro, lasciare spazio all’immaginazione dello spettatore invece di raccontare tutto esplicitamente?
Gli aquiloni introducono già di per sé tanti temi attraverso una sola immagine; l’attirare lo sguardo verso l’alto, la loro varietà che riflette i diversi utilizzi secondo le differenti culture, il loro dipendere dal soffio del vento, sono tutti spunti che ciascuno può cogliere e apprezzare secondo la propria sensibilità. L’illustrazione è un trampolino di lancio, non dover esaurire il messaggio, ma per fare questo i suoi meccanismi devono funzionare ad arte.
I tuoi lavori sono presenti nelle collezioni di molti appassionati d’arte e di fumetto. Dal tuo punto di vista, esiste ancora una distinzione tra il collezionista di tavole originali, quello di illustrazione e quello d’arte contemporanea, oppure questi mondi stanno finalmente dialogando?
Negli ultimi anni le quotazioni degli originali di fumetto e illustrazione hanno raggiunto quotazioni anche molto elevate, anche se lontane per il momento da quelle della pittura. Questo mostra forse che un cambio di percezione è in atto, ma per quanto mi riguarda non ho mai fatto distinzioni gerarchiche tra arti cosiddette minori o maggiori. Per chi fa fumetto o illustrazione i mondi hanno sempre dialogato animatamente, dai manifesti di Toulouse-Lautrec agli Ukiyo-e di Hiroshige, passando per Gustave Doré o Goya, non mi sono mai sognato di erigere steccati.
Se tra cinquant’anni un collezionista trovasse questo manifesto senza sapere nulla della Jesolo del 2026, quale emozione o quale idea vorresti che riuscisse ancora a trasmettere?
Forse questo collezionista del futuro conoscerà la sensazione di tenere in mano un aquilone che strattona e ti vuole sollevare da terra, allora penserà che una città votata a queste strane figure volanti dev’essere stato un posto per sognatori, per esperti dei venti, per eterni bambini.





