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giovedì, Settembre 29, 2022

“Il collezionismo è anche istinto”: intervista a Lorenzo Perini Natali

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Oggi parliamo della collezione Perini Natali con Lorenzo, nato a Viareggio nel 1990, ma da anni residente a Milano. Comincia a collezionare arte mentre è studente di Arti Visive alla Naba di Milano, mostrando da subito un forte interesse per l’arte emergente italiana e internazionale, oltre che per gli autori contemporanei già affermati. 

La sua raccolta è in continua espansione e sogna un giorno di poterla condividere con il pubblico. Ci siamo addentrati con lui nel mercato dell’arte, cercando di capire i criteri con cui seleziona le opere d’arte e le sue aspirazioni future.

Vera Canevazzi: Da quante opere è costituita oggi la tua collezione d’arte? Qual è stata la prima opera acquistata e quale l’ultima?

Lorenzo Perini Natali: «Il primo lavoro che ho acquistato è stato un dittico di Andrei Molodkin composto da due disegni a penna a sfera verde, ero al mio primo anno del triennio di Arti Visive in NABA e visitavo mostre e studi d’artista quando non ero a lezione, mi era piaciuto molto e l’ho comprato. L’ultimo è un lavoro di Jake Clark, un artista australiano che apprezzo molto, è un vaso dipinto su commissione, spero mi arrivi presto. La collezione ad oggi si compone di circa 80 lavori tra tele, disegni, sculture, arazzi e installazioni».

V.C.: Orientarsi nel mondo dell’arte oggi può risultare complesso senza figure di riferimento o mediazione. Hai costruito la tua collezione da solo, a partire dal 2014, e la coltivi quotidianamente, tra visite in gallerie, istituzioni e studio visit per conoscere gli artisti. Ci sono figure di riferimento (galleristi, amici curatori..) che consulti prima di un acquisto o in caso di indecisione ?

L.P.N.: «Amo molto discutere delle mie scelte di acquisizioni con amici collezionisti oppure scoprire artisti di cui poi ho comprato lavori in altre collezioni, ma è quasi sempre tutto frutto della mia ricerca e scelte personali, visitando molte mostre, fiere, studi d’artista e approfondendo in seguito quello che avevo visto. Non ho mai chiesto l’aiuto di art advisors o art dealers».

Dana Lok, collezione Perini Natali

V.C.: In generale acquisti più alle aste, in gallerie, da altri collezionisti o direttamente dagli artisti?

L.P.N.: «La maggior parte dei lavori che ho preso sono stati acquistati nelle gallerie ma ho comprato alcuni lavori anche in case d’asta come Sotheby’s o Phillips e comprato lavori direttamente da artisti molto giovani che non avevano una galleria che li rappresentava».

V.C.: Ti è capitato di acquistare un’opera online, senza averla prima vista di persona?

L.P.N.: «Sì mi è capitato spesso, ancora più spesso negli ultimi due anni dove a causa del covid non potevamo viaggiare, quindi ci siamo dovuti accontentare di tantissime fiere e preview online da guardare. Non mi sono mai pentito di lavori che ho comprato vedendo le immagini da uno schermo, se un lavoro su un documento ti piace puoi richiedere altre immagini dell’opera ad alta risoluzione e in qualche modo puoi valutare abbastanza bene se il lavoro ti piace ugualmente senza vederlo di persona».

V.C.: Nel scegliere un’opera valuti anche il potenziale investimento?

L.P.N.: «Quando qualcuno compra un’opera valuterà sempre anche che sia un buon investimento, anche quando dice che non interessa se sia un buon investimento o meno. In fondo stai utilizzando denaro che tu o qualcuno per te ha guadagnato, quindi merita il rispetto di essere speso per qualcosa di sensato».

Gianni Pettena e Bertrand Lavier, collezione Perini Natali

V.C.: Che cosa ti dà il rapporto quotidiano con il sistema dell’arte del nostro tempo?

L.P.N.: «Il mio rapporto con il sistema dell’arte è cambiato con il passare degli anni. Quando aumentano le conoscenze ed entri dentro il sistema in modo da comprenderne i meccanismi acquisisci un punto di vista più personale. Sicuramente sotto molti punti di vista è molto entusiasmante e dinamico, mentre sotto altri vorrei che il sistema dell’arte fosse più trasparente e in alcuni casi meno strettamente legato al valore economico delle opere, ma piuttosto alla componente simbolica dell’arte».

V.C.: Come si è evoluto il tuo rapporto con le opere d’arte comprate negli anni passati?

L.P.N.: «Mi sono affezionato molto alla maggior parte dei lavori che ho in collezione, alcuni seguono una rotazione quindi su alcune pareti vengono installati lavori per alcuni mesi e altri messi in magazzino, mentre altri sono installati esattamente nello stesso punto dove li ho installati appena comprati e mai spostati, come le sette tele con i bicchieri di Peter Dreher o la tela di David Ostrowski che ho in salotto».

V.C.: Viviamo in una società in cui il collezionismo, soprattutto nell’ottica di un sostegno diretto ad artisti giovani ed emergenti, si configura sempre maggiormente come atto critico. Cosa cerchi nel percorso e nella ricerca di un artista che già ti piace a livello estetico-formale?

L.P.N.: «Credo che oltre al lavoro di un artista sia molto importante anche l’artista stesso. Conosco personalmente e ho rapporti con molti degli artisti che ho in collezione e credo che sia molto importante arrivare a conoscere direttamente dall’artista il suo lavoro e la sua ricerca e nel caso di artisti giovani quelli che sono i progetti e obiettivi futuri del suo lavoro. In fondo l’artista è anche una professione e serve serietà, nella produzione artistica come nel collezionismo, per poter creare un gruppo di opere creati da artisti su cui puoi fare affidamento anche in futuro. “Art for art’s sake” poteva avere senso in passato, ma al giorno d’oggi raramente funziona».

Michael Kagan e Peter Dreher, collezione Perini Natali

V.C.: Sappiamo che, come obiettivo dei prossimi anni, ti piacerebbe esporre e condividere con il pubblico la tua collezione. Hai già un’idea del tipo di format e del luogo che vorresti istituire?

L.P.N.: «Mi piacerebbe far confluire quanto ho costruito finora (in termini collezionistici e di rapporti con gli artisti) in un progetto che possa dare visibilità agli artisti promuovendo il loro lavoro. È un sogno che ho da tempo e quando avrò trovato il format adatto lo farò. In questo momento nella mia casa a Milano ospito spesso amici collezionisti, curatori e artisti per vedere lavori e discutere di nuovi progetti da realizzare».

V.C.: Il sostegno agli artisti emergenti italiani è una delle tre sezioni in cui è articolata la tua collezione. Ci faresti tre nomi di artisti italiani da tenere d’occhio?

L.P.N.: «Mauro Baio, Andrea Galvani, Alice Ronchi. Ma mi costa dover scegliere, abbiamo tanti artisti davvero meritevoli».

V.C.: Qual è l’opera da cui non ti potresti mai separare?

L.P.N.: «In realtà sono più di una: la fotografia di Wolfgang Tillmans, le tele bicchieri di Peter Dreher, la tela Bleu Lavande di Bertrand Lavier, la tela Float di Paul Kremer e Mount Wilson di Andy Woll sono alcuni di questi».

Yngve Holen e Andy Woll,collezione Perini Natali

V.C.: Quando compri un’opera d’arte pensi a dove la installerai? Quanto è importante per te il dialogo che si può instaurare tra le opere d’arte e il contesto spaziale in cui vengono collocate? Ci piacerebbe vedere un paio di scorci della tua casa, in cui pensi che vi sia una particolare armonia tra le opere e l’ambiente circostante.

L.P.N.: «Come mi disse un collezionista e grande accumulatore qualche anno fa “il vero problema di una collezione è avere spazio libero”. Le prime 10/20 acquisizioni avevano uno posto preciso dove installarle, poi sono finiti gli spazi liberi, ho comprato un appartamento più grande nel 2019 e successivamente anche lì i muri erano occupati quindi ho comprato una stanza da usare come magazzino per ruotare i lavori installati. Uno degli ultimi lavori che ho comprato è un arazzo grande di William Kentridge, quando l’ho aperto a casa mi sono reso conto che era più alto del soffitto e non sono ancora riuscito ad appenderlo. Sono però convinto che l’arte non si debba comprare con l’idea del posto in cui collocarla, il collezionismo non è questo, quello è arredamento. Si compra anche d’istinto, poi in qualche modo le opere trovano da sole il loro spazio».

Intervista di Vera Canevazzi, in collaborazione con Caterina Frulloni

Vera Canevazzi
Vera Canevazzihttps://www.vera-artconsulting.com/
Vera Canevazzi (n. 1983) è una consulente artistica e curatrice milanese, specializzata nell’arte dal secondo dopoguerra a oggi. Autrice di Professione Art Consultant (FrancoAngeli editore), è docente all’Accademia SantaGiulia di Brescia e Lecturer in diversi master dedicati all’art management e all’art advisory. Dal 2020 è perito tecnico del Tribunale di Milano per l’arte contemporanea.
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