Nel dibattito pubblico italiano la cultura viene spesso considerata un settore da tutelare per il suo valore storico e identitario. Il Rapporto Italia 2026 dell’Eurispes propone invece una prospettiva più ampia: la cultura non rappresenta soltanto una ricchezza da conservare, ma una leva fondamentale per lo sviluppo economico, la crescita educativa e la coesione sociale del Paese.
L’Italia continua a occupare una posizione di assoluto rilievo nel panorama culturale internazionale. Con 60 siti riconosciuti dall’UNESCO, 20 elementi del patrimonio culturale immateriale e 14 città inserite nel Creative Cities Network, il nostro Paese conferma il proprio primato mondiale nella valorizzazione del patrimonio storico e artistico. A ciò si aggiunge una forte capacità di attrazione turistica: milioni di visitatori scelgono ogni anno l’Italia per la sua offerta culturale, generando importanti ricadute economiche sui territori.
Nel 2024 il sistema dei musei e delle gallerie statali ha registrato 18,7 milioni di visitatori, con introiti di 147 milioni di euro. Le aree archeologiche ne hanno accolti 31,5 milioni, generando 119 milioni di euro.
Ma il Rapporto va oltre la dimensione turistica e si interroga su un tema centrale: vivere in un contesto ricco di opportunità culturali produce effetti positivi anche sui residenti? L’analisi condotta dall’Eurispes su 135 province italiane evidenzia una relazione significativa tra presenza di patrimonio culturale e livelli di istruzione della popolazione. Le aree caratterizzate da una maggiore concentrazione di musei, siti archeologici e istituzioni culturali tendono infatti a presentare indicatori educativi più elevati, dimostrando come la cultura possa contribuire alla formazione del capitale umano.
Particolarmente significativo è il caso del Lazio, che associa la più alta concentrazione di patrimonio culturale a livelli di istruzione e formazione tra i più elevati del Paese. Roma emerge come esempio emblematico di come l’offerta culturale possa trasformarsi in un fattore di crescita individuale e collettiva.
Il valore delle imprese culturali e la tutela del patrimonio
Un altro elemento centrale del Rapporto riguarda il ruolo delle Industrie Culturali e Creative (ICC), oggi considerate un comparto strategico dell’economia nazionale. Il settore genera oltre 112 miliardi di euro di valore aggiunto, pari a circa il 5,7% dell’economia italiana, occupando più di un milione e mezzo di lavoratori. Se si considerano gli effetti indiretti prodotti su turismo, trasporti e attività collegate, l’impatto complessivo supera i 300 miliardi di euro, arrivando a rappresentare oltre il 15% dell’intero sistema economico nazionale.
Le ICC non producono soltanto ricchezza. Attraverso progetti di rigenerazione urbana, iniziative artistiche e attività culturali diffuse sul territorio, esse favoriscono l’inclusione sociale, la partecipazione civica e la valorizzazione delle identità locali. In questo contesto assume un ruolo fondamentale anche il Terzo Settore, che contribuisce alla diffusione della cultura grazie all’impegno di centinaia di migliaia di volontari.
La cultura, inoltre, è strettamente legata alla tutela del patrimonio nazionale. Il Rapporto evidenzia il lavoro svolto dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco nella protezione dei beni culturali durante emergenze e calamità naturali, sottolineando come la salvaguardia del patrimonio rappresenti un investimento sulla memoria collettiva e sull’identità del Paese.
La conclusione dell’Eurispes è chiara: la cultura non può essere considerata un ambito marginale delle politiche pubbliche. Al contrario, costituisce una risorsa strategica capace di generare conoscenza, innovazione, sviluppo economico e benessere sociale. In un’Italia chiamata ad affrontare le sfide della transizione demografica, tecnologica ed economica, investire nella cultura significa investire nel futuro.




