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¡Que viva Arco Madrid! Reportage dalla fiera spagnola, con tante gallerie italiane

del

Arco Madrid, tra le più antiche fiere d’arte europee, si riconferma avamposto per l’arte internazionale e piattaforma di scambio non soltanto commerciale ma anche di dialogo culturale, in particolar modo con l’America del Sud. Giunta quest’anno alla 42esima edizione, la kermesse spagnola ha raggiunto svariati record in termini di partecipazioni, vendite e visitatori – confermando un ritorno ai numeri e alla solidità pre-pandemia.

I visitatori sono stati 95.000 (superando i 93.000 del 2020, l’ultima edizione prima del lockdown), 450 collezionisti e 200 professionisti da oltre 40 Paesi invitati dalle gallerie e dalla fiera. La partecipazione delle gallerie è stata la più alta di sempre: 211 espositori da 36 Paesi, di cui 170 nella sezione generale, e il resto nelle sezioni curate, tra cui quest’anno spiccava “The Mediterranean: A Round Sea”, nella forma di mostra all’interno della fiera, con un allestimento dinamico e funzionale a cura di Marina Fokidis, Bouchra Khalili, Hila Peleg e Pedro G. Romero. La sezione presentava diciannove artisti e le loro rispettive gallerie del bacino del Mediterraneo (tra cui le italiane Francesco Pantaleone con foto di Letizia Battaglia e M77 con opere di Maria Lai).

Maria Lai, Andare per mare – M77 Gallery. Courtesy Arco Madrid

Un focus decisamente interessante dal punto di vista critico, e indubbiamente strategico dal punto di vista commerciale. Arco Madrid infatti, per ovvie ragioni storiche, da sempre gioca il ruolo di mediatore con la cultura e il mercato dell’America del Sud, caratterizzandosi per la forte presenza di gallerie da Messico, Cile, Perù, Brasile, Colombia e Argentina, non soltanto nel programma generale ma anche nelle sezioni dedicate – quest’anno «Never the same. Latin American Art» era in prima battuta all’ingresso e con qualità davvero alta.

Quest’anno il rapporto tra Sudamerica ed Europa era molto bilanciato, con la partecipazione di nuove gallerie europee (molte italiane) anche grazie a questa sezione curata dedicata al Mediterraneo.  La fiera risulta così molto internazionale, un evento che riesce davvero ad abbracciare, e unire, il continente europeo e quello sudamericano. In particolar modo la terza sezione, “Opening by Allianz”, che invita gallerie giovani a presentare artisti emergenti, offriva una buona selezione di artisti da Germania, Francia, Italia, Portogallo, Perù, Brasile, Argentina e Romania.

Già nelle prime due giornate di preview dedicate ai collezionisti e ai professionisti la fiera era satura di un pubblico internazionale, soprattutto collezionisti sudamericani che infatti in Spagna e in particolar modo a Madrid negli ultimi hanno hanno stabilito avamposti delle loro collezioni. Un fenomeno che trova ragione non soltanto nelle radici culturali e nella lingua comune, ma anche nelle agevolazioni fiscali che fino ad ora sono state molto vantaggiose per le persone facoltose, sia spagnole che straniere. Una situazione che però durerà ancora poco, dopo l’introduzione per il 2023 di una tassa da parte della Comunità di Madrid: si passa dall’esenzione della tassa sul patrimonio a una nuova imposta che grava sul patrimonio delle persone fisiche superiore a 3 milioni di euro. Staremo a vedere dunque come questa novità colpirà il vivace mercato internazionale madrileno.

Erano presenti comunque molte collezioni europee di prestigio, come la nostra Sandretto Re Rebaudengo, che ha Madrid ha una seconda sede, e che sponsorizzava anche il Premio Illy, e Laurent Dumas, presidente del colosso immobiliare francese Emerige che nel 2025 aprirà un museo privato a Parigi e che all’Istituto di Cultura Francese ha presentato la mostra dei finalisti del Premio Emerige, tra cui la vincitrice Dora Jeridi (che avrà una mostra da Mor Charpentier, partner del premio) e i promettenti Léo Fourdrinier e Gillian Brett – quest’ultima riassembla elementi di scarto di dispositivi tecnologici in nuove forme dall’estetica organica e naturale.

La fiera dunque è iniziata con un andamento decisamente positivo, con numerose gallerie, sia blue-chip che giovani, che hanno segnalato vendite già nei primi giorni. Tra le grandi gallerie internazionali, Perrotin che ha venduto ben tre tele a 90mila dollari l’una della stella Cristina BanBan (Spagna, 1978). Thaddaeus Ropac ha venduto il Baselitz che dominava l’entrata dello stand a 1,5 milioni £ e due sculture di Antony Gormley a 450.000 e 400.000 £. Anche Thomas Schulte di Berlino ha registrato buone vendite nelle giornate di preview, da segnalare in mostra due straordinari lavori cinetici di Rebecca Horn, tra cui “Turm der Fliehenden Bücher” del 1994.

Rebecca Horn. Turm der Fliehenden Bücher, 1994. Courtesy Thomas Schulte Gallery

Tra le blue chip era presente anche David Zwirner, che ha venduto “Blotter Figure with Shutter III” (1999) di Juan Muñoz a un’istituzione spagnola per 850.000 dollari, insieme ad altre vendite. La galleria di Madrid Albarrán-Bourdais ha venduto a un collezionista portoghese un’opera per € 75.000 di Dominique Gonzalez-Foerster, a cui sta dedicando una personale nella straordinaria sede in centro a Madrid, che consigliamo. Ad Arco mancano però altre super-gallerie che troviamo in altre fiere internazionali dello stesso livello – come ad esempio Pace, White Cube, Gagosian, Koenig… e questo è dovuto ai prezzi di vendita: Arco infatti si caratterizza per una fascia di prezzo che va dal entry level (anche sotto i mille euro) fino a un massimo di circa 150mila euro.

Da Krinzinger non poteva mancare Monica Bonvicini (con due opere, un poster e un lavoro a parete con le tipiche cinture di pelle) che negli ultimi anni sta vivendo un’ulteriore ascesa ed è ora in mostra alla Neue Nationalgalerie di Berlino. Da Repetto abbiamo trovato Arcangelo Sassolino, assente invece stavolta da Piero Atchugarry, che ha dedicato molto spazio all’emergente Chris Soal e i suoi lavori realizzati con migliaia di stuzzicadenti. Da Atchugarry segnaliamo anche le bellissime installazioni con parti di motori e carte colorate di Keita Miyazaki. Da Giorgio Persano troneggiava la nuova scultura sonora di Alessandro Sciaraffa “Per sempre e mai più” (2022). Tra gli italiani anche MAAB gallery e Enrico Astuni, che ormai partecipa alla fiera da diversi anni e con entusiasmo, e segnala una vendita di un Gianni Piacentino del 1972 (30.000 €). Da Naechst St. Stephan – Rosemarie Schwarzwälder l’italiana Sonia Leimer presentava uno dei suoi “Space Junk” (2020) accanto a lavori di Katharina Grosse, tra gli altri.

Sonia Leimer, Space Junk 2020, Courtesy Galerie Nachst St Stephan Vienna

Nello stand 7, dove si concentrano le gallerie di ricerca più solide del panorama europeo e internazionale, la qualità della proposta era altissima, con un ottimo equilibrio tra artisti consolidati e nuove proposte. Mai36 Galerie di Zurigo presentava un’enorme magnetica tela ad olio del talento cubano Michel Perez Pollo; Peter Kilchmann una bellissima serie di dipinti di Leiko Ikemura; da Peres Project una potente e colorata presentazione con Rebecca Ackroyd, un angolo tutto dedicato a Donna Huanca con dipinti e sculture, e poi l’astro nascente Melike Kara, che abbiamo visto a Basel Unlimited due anni fa. La galleria ha dichiarato che aveva già fatto alcune vendite prima dell’inizio della fiera, ma che la prima giornata di preview è stata lenta, se comparata a quella dell’anno scorso. Tra le gallerie più giovani di questa sezione da segnalare l’originalissimo stand di Madragoa (Lisbona) che ha presentato i lavori dell’ecuadoregno Adrian Balseca: arazzi con disegni ripresi da pubblicità di fertilizzanti, straordinariamente precisi sia nella tecnica che nella critica all’inquinamento.

Michel Perez Pollo mai36 galerie Zurich
Stand della galleria Madragoa Lisbona con opere di Adrian Balseca. Courtesy galleria Madragoa ph Sebastiano pellion

Eugster di Belgrado ha dedicato tutto lo stand all’acclamata Šejla Kameric, con le sue ragnatele-centrini, gli iconici poster ispirati alle scritte contro le donne serbe e nuovi lavori a parete riferiti all’Europa che chiude i confini ai migranti. Rodriguez gallery ha presentato un dialogo tra la delicatezza naturale di Dalila Gonçalves e il rigore scientifico Cristina Mejías, e nuove opere di Keke Vilabelda. Soy Capitan di Berlino ha puntato su un efficace dialogo tra le opere di Grace Weaver e Rachel Youn: nei dipinti della prima i corpi sono distorti e dalle mosse affaticate, e anche nelle sculture cinetiche con fiori danzanti di Young, apparentemente giocose, i movimenti appaiono frenati. I colori accesi nel lavoro di entrambe cercano di contrastare una certa fatica esistenziale.

Grace Weaver e Rachel Youn,Soy Capitan Gallery Berlin
Galleria Eugster Belgrade, Šejla Kameric
Dalila Goncalvez, Rodriguez gallery

Tra le giovanissime gallerie europee, ha riscosso grande successo Hua International di Berlino/Pechino, galleria nata poco prima della pandemia e che si è subito distinta per la delicata ricerca di artisti cinesi e internazionali, che è infatti appena stata selezionata nella sezione Statement di Art Basel. Presentava grandi installazioni di Raphael Domenech e delicate opere figurative del cinese Tong Kunniao, tra gli altri.  Bombon Projects di Barcelona ha puntato su un dialogo tra Josep Mainou e Eva Fabregas: quest’ultima con le sue sculture organiche e malleabili in silicone ha affascinato il pubblico alla recente Biennale di Lione – qui la galleria ha infatti riproposto una sua installazione in scala ridotta. la galleria Laveronica di Modica ha presentato Adelita Husni Bey, Igor Grubic e le due artiste sudamericane Alejandra Hernández e Daniela Ortiz. Sempre tra le italiane, Monitor, con sede a Roma e Lisbona, si è aggiudicata il Lexus Award per il Migliore Stand con un dialogo tra Elisa Montessori e Lucia Cantò.

Lo stand della galleria Hua International di Berlino e Pechino. Courtesy the gallery

L’effetto Biennale si sente ancora: le gallerie giustamente puntano sulle artiste donne che Cecilia Alemani ha selezionato nella sua mostra tutta femminile “The Milk of Dreams”, e così troviamo disegni di Paula Rego da Lelong, una corona e disegni di Marianna Simnett da Societé, i corpi di carta di Sandra Vasquez de la Horra da Bendana-Pinel, disegni di Dorothea Tanning e Meret Oppenheim da Levy, e ancora rimanendo in tema di “donne da Biennale”, Silvie Fleury da Mehdi Chouakri e Laure Prouvost da Carlier-Gebauder

Lamentavano un ritmo lento le gallerie della sezione Opening by Allianz: se l’anno scorso si notava un gran movimento di collezionisti e istituzioni, e i galleristi si dicevano soddisfatti dell’interesse e delle vendite, quest’anno le dinamiche sono state rallentate. Diverse gallerie hanno indicato nella latitanza dei curatori della sezione (l’anno scorso molto più attivi nelle attività di PR) e nella barriera linguistica (in Spagna l’inglese fatica ancora ad imporsi come lingua di mediazione) come i due fattori che hanno influenzato negativamente l’esito della fiera.

Tuttavia ci sono state buone vendite, soprattutto per le gallerie del Sud America (Constitucion, Buenos Aires, Argentina, con un dialogo tra Martin Farnholc Halley e Ana Won) ma anche per gallerie europee (Sperling, Monaco, Germania, con i dipinti della promettente Veronika Hilger e DoubleV, Marsiglia/Parigi, Francia, con le giocose sculture a parete in ceramica di Maximilien Pellet). Tra le gallerie Italiane: Una (Piacenza, con le tele e i paraventi della francese Elvire Bonduelle, appena entrata in scuderia) che divideva lo stand con Gilda Lavia (Roma, con con i delicati disegni tinta pastello dell’artista argentina Carla Grunauer) e East Contemporary (Milano, con le sculture organiche di Diana Sofia Lozano e i dipinti di Nina Kintsurashvili che hanno suscitato molto interesse).

PREMI

Tra gli acquisti istituzionali confermati ci sono quelli della Fondazione ARCO, con la consulenza di Fernanda Brenner e Andrea Bellini: Diego Bianchi (Jocelyn Wolff), Nilbar  Güreş (Martín Janda), Eftihis Patsourakis (Rodeo), Solange Pessoa (Mendes Wood), Jenna Sutela (Sociètè) e Tadáskía (Joan Prats), Momu & No Es 8House Of Chappaz) Joey Ramone e Nora Aurrekoetxea (Juan Silió). Il Museo Reina Sofía ha integrato nella sua collezione ben 26 opere di 18 artist: Cecilia Bengolea, Gabriela Bettini, Cabello / Carceller, Lucía C. Pino, Diego Del Pozo, Ana Esteve Reig, Anaïs Florin, Marisa González, Ana Jotta, Lea Lublin, Karlos Martínez, Asunción Molinos Gordo, Jaume Sans, Rosa Torres, Joaquín Torres -García, Damián Ucieda e Javier Utray, che entrano a far parte della collezione del Museo. Il valore complessivo delle acquisizioni è 400.000 euro.

La Comunità di Madrid assegna il premio ARCO 2023 a Sahatsa Jauregi, per Aizkora e Jone, e alla già citata Eva Fàbregas. Le loro opere entreranno a far parte della collezione del Museo Dos de Mayo Art Center di Móstoles. Il Comune di Madrid ha acquistato sei opere, per un valore di 226.000 euro, il suo più grande investimento negli ultimi anni, per il Museo di Arte Contemporanea -MAC.

La Fondazione Aldo Rubino ha acquisito per il Museo d’Arte Contemporanea di Buenos Aires MACBA un’opera di Waldo Balart (Guillermo de Osma). La Fondazione Helga de Alvear ha acquisito Georg Baselitz -Thaddaeus Ropac-, Juan Muñoz -David Zwirner- e Fernand Léger -Guillermo de Osma. TBA21 Thyssen-Bornemisza Art Contemporary ha acquisito invece Jumana Manna -Hollybush Gardens-, Nicole Miller -carlier | Gebauer-, Daniel Otero Torres -Mor Charpentier- e Sandra Vásquez de la Horra -Senda.

In città un intenso programma di mostre istituzionali e in galleria ha accompagnato quello già denso della fiera. Al Thyseen-Bornemisza una imperdibile retrospettiva su Lucian Freud e al piano interrato la video installazione “Of Whales” di Wu Tsang, prodotta per la Biennale di Venezia 2022. Un lavoro concepito per uno spazio esterno, che quindi in realtà qui risulta penalizzato. Nel Palazzo de Velasquez del Reina Sofia al Parque del Retiro una bella retrospettiva del pittore Manolo Quejido permette un’immersione nella storia dell’arte spagnola. Alla Casa Encendida continuano varie mostre di talenti emergenti e ormai di fama internazionale come Dominique White, Christine Sun Kim e Maxwell Alexandre, oltre alla mostra degli artisti emergenti del premio Generacion 2023. Le gallerie a Madrid sono numerose e hanno proposto il meglio delle scuderie per questa intensa Art Week – segnaliamo in particolar modo la nuova sede della galleria Maisterravalbuena, uno spazio quasi museale con una bellissima mostra collettiva (con opere di Jean-Luc Moulène Néstor Sanmiguel Diest e Silvia Bachli, tra gli altri) e la personale di Jonathan Hammer da F2, con disegni e giocose opere in ceramica. E poi, la già citata personale “Farmacias Distantes” di Dominique Gonzalez-Foerster, con grandi collage immersivi nello straordinario spazio di Albarrán Bourdais.

Dicono che Arco sia un po’ la Biennale di Madrid, e data la dimensione della fiera e l’immenso numero di mostre ed eventi, non possiamo che confermare.

Lucia Longhi
Lucia Longhi
Lucia Longhi è curatrice indipendente e contributor per magazine internazionali. Lavora tra Venezia e Berlino. La sua pratica curatoriale esplora le intersezioni tra arte, natura e tecnologia, con un focus sui nuovi media. Collabora con gallerie, fondazioni private e istituzioni per la curatela di mostre, servizi di art advisory e scrittura di saggi critici.

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