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I Secret Garden di Alessandra Calò

del

Alessandra Calò è nata a Taranto nel 1977, ma Reggio Emilia è la città dove da anni vive e lavora, realizzando opere fotografiche delicate e spesso caratterizzate da una storia affascinante ed articolata. Alessandra ha infatti interiorizzato il tema della memoria e del ricordo, ricorrenti nei suoi lavori, alla ricerca di un linguaggio nuovo, che le permetta di ricostruire un legame tra la contemporaneità ed un ambiente abbandonato, appartenuto al passato.

Pur non avendo una formazione accademica, il suo lavoro tradisce una profonda passione per l’arte ed i suoi punti di riferimento, rendendolo capace di un dialogo su diversi piani temporali, e tra differenti linguaggi. Spesso riporta alla luce antiche tecniche di stampa e reinterpreta materiali preesistenti, come i ritratti di famiglia ed i documenti d’archivio, e nel 2009 ha avviato uno studio sulla stratificazione di materiale radiografico e fotografico.

Finalista e vincitrice di alcuni concorsi legati al mondo dell’arte, ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive, pubblicazioni su riviste italiane ed estere (Marie Claire Maison, Elle decoration UK, Left, Vogue, L’Espresso, TuStyle, Tableau). Alcune sue opere sono state acquisite da fondazioni (Fondazione Palazzo Magnani, Musei Civici di Reggio Emilia, Museo Archeologico Nazionale Concordiese, Artphilein Foundation, Saatchi Gallery). Alessandra è anche una delle due artiste italiane invitate a partecipare a Circulation(s), il festival di fotografia contemporanea che avrà luogo a Parigi dal 17 marzo al 6 maggio. Il suo progetto Kochan, presentato proprio in quei giorni, si è anche aggiudicato il Premio Tribew, assegnato da una giuria di esperti della prestigiosa manifestazione in collaborazione con la casa editrice francese.

Alessandra Calò
Alessandra Calò

Un’altra serie molto famosa di Alessandra, Secret Garden, è curata dalla Galleria Per Capita Arte Contemporanea di Carpi (MO), ed è proprio su questa che abbiamo lavorato e prodotto la scheda tecnica di Project Marta – Monitoring Art Archive. Per chi non lo conoscesse, si tratta di un servizio che, a partire dall’intervista con artista, redige una carta d’identità dell’opera, raccogliendo tutte le informazioni utili a conoscerla in profondità, ed accompagnandola nel corso della sua esistenza.

Secret Garden è un’opera installativa del 2014 che rievoca trenta protagoniste di ritratti fotografici, il cui ricordo è sopravvissuto al tempo grazie all’impressione su lastre negative. Ciascuna di loro ha trovato spazio in un giardino segreto racchiuso dentro a una scatola nera, che custodisce un racconto in un cassetto: un paesaggio interiore che si nasconde a prima vista, ma che può essere scoperto da chi è capace di guardare oltre la trasparenza.

Benedetta Bodo di Albaretto: Secret Garden è un progetto affascinante e complesso, perché attraverso la reinterpretazione a più voci di materiali d’archivio del secolo scorso – lastre fotografiche raffiguranti delle donne – genera una rinascita, il racconto di storie inedite mescolate a memorie. Un lavoro in linea con la tua produzione, premiato “per la capacità di costruire un efficace dialogo tra recupero memoriale del passato e attualità del presente riportandoci in modo suggestivo a linguaggi diversificati che si muovono tra letteratura, fotografia e installazione.” Potresti dirmi come e quando hai cominciato a raccontare i ricordi ed il passato?

Alessandra Calò: «Ho sempre avuto il timore di dimenticare. Qualsiasi cosa, anche la più banale, credo che in qualche modo faccia parte della nostra vita e si vada a sedimentare su quel “cumulo” di emozioni che poi diventa parte di noi e di quello che siamo. La fotografia, in un certo senso, può aiutare a fermare – seppur in maniera limitata – una buona parte di questi momenti. Nel 2013, quando ho cominciato seriamente a pensare che l’archivio è un tesoro da rispolverare e riattualizzare, sono partita proprio dall’album della mia famiglia per andare indietro nel tempo e ricostruire la mia genealogia. Mi serviva per osservare il passato e ripercorrerlo: sarebbe arrivato da me. Da quel momento ho cercato di spingermi sempre un po’ più lontano, allargando il mio interesse al passato di altra gente e soprattutto alle storie di persone sconosciute, un doppio binario sul quale viaggia il tempo reale e quello dell’immaginazione, facendo decadere l’esigenza di una lettura chiara e fedele ancorata all’immagine».

B.B.: Molti tuoi lavori raccolgono memorie e punti di vista personali e si legano a contesti definiti, tracciando brevi storie attraverso selezionate sequenze di immagini. In particolare, cosa vorresti venisse percepito e compreso dal pubblico e dagli operatori in Secret Garden?

A.C.: «Sono partita da un’azione molto semplice e concreta: guardare attraverso la lastra. Successivamente ho sottratto la reale conseguenza, focalizzando sul concetto di “guardare attraverso”. Tutti gli elementi utilizzati per comporre il Secret Garden sono delle vere e proprie simbologie per esprimere qualcosa che mi tocca molto nel profondo. Credo che sia in questa fase che il mio punto di vista entra nell’opera».

B.B.: Secret Garden è un progetto da considerarsi un lavoro unico e concluso oppure continua a crescere? In che modo?

A.C.: «Prima o poi dovrò dichiarare chiuso il progetto. Ci sono vari elementi che ancora mi tengono lontana da questa dichiarazione. E’ un lavoro nato a partire da 7 pezzi e da un’idea, quella che per ogni città visitata ne andava aggiunto/prodotto uno, per creare una sorta di legame tra l’opera e il territorio. Attualmente, i pezzi sono 26 ed in questi 3 anni di cose ne sono successe tante».

Se penso alle tue opere, mi vengono in mente principalmente stampe fotografiche, ma hai realizzato anche installazioni con elementi vegetali, lightbox …. Puoi raccontarmi da cosa nascono le tue preferenze in termini di materiali utilizzati, in particolare come hai scelto quelli per Secret Garden?

A.C.: «Ho scelto di accantonare la fotografia per produrre opere che ne conservassero traccia ma non in maniera preponderante. Secret Garden ha elementi legati alla storia della fotografia (le lastre negative) ma poi si sviluppa in maniera tridimensionale lavorando su più livelli: la lastra negativa, gli elementi naturali, il testo letterario. I materiali scelti per costruire e supportare l’opera hanno prima di tutto dei significati simbolici».

Secret Garden particolare dell'installazione
Secret Garden particolare dell’installazione

B.B.: Hai previsto delle dimensioni standard oppure massime/minime per i tuoi giardini? Quali sono?

A.C.: «Per quanto riguarda il giardino interno, la scelta è il risultato di uno studio tra l’impatto della luce sulla lastra e soprattutto dal ritratto femminile impresso sulla lastra. Mi piace pensare che ogni donna abbia un giardino fatto “su misura” per lei. Invece, per quanto riguarda l’opera vista nel complesso, cerco di mantenere una proporzione equilibrata tra la dimensione della scatola la lastra negativa. Attualmente, le misure sono cm 30×30 e 25×25».

B.B.: Molti artisti integrano nella loro opera il concetto di temporalità, di effimero. In questo caso, quanto è importante la testimonianza del passaggio del tempo sull’opera?

A.C.: «In un certo senso, questa opera è impregnata di tempo passato. Le lastre negative che utilizzo sono tutte originali di fine ‘800 inizio ‘900, e gli arbusti inseriti all’interno della scatola sono tutti raccolti e successivamente essiccati in maniera naturale. La parte dell’opera relativa al presente è il testo letterario inedito e mi piace pensare che anch’esso è stato scritto per non essere dimenticato».

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