6.6 C
Pesaro

dal 2012 il primo magazine dedicato al collezionismo e al mercato dell'arte moderna e contemporanea.

Perché le fiere d’arte stanno fallendo?

del

Il caso Web Summit a Doha e il sistema delle fiere d’arte: due modelli economici opposti e una domanda che il sistema culturale continua a evitare.

C’è una differenza strutturale, non ideologica, tra il modo in cui vengono trattati i grandi eventi tecnologici e le fiere d’arte. Ed è una differenza che oggi non riguarda più solo i bilanci, ma il modo in cui i settori vengono percepiti: come costo o come investimento.

Il caso del Web Summit di Doha è emblematico. Secondo informazioni circolate tra addetti ai lavori — e rilanciate anche online dal famoso esperto di mercato dell’arte Magnus Resch — l’evento sarebbe approdato in Qatar grazie a un forte sostegno pubblico, fatto di contributi economici (15 milioni di dollari) e condizioni logistiche estremamente vantaggiose, a partire dall’uso gratuito del centro congressi. Le cifre precise non sono ufficiali, ma il meccanismo è chiaro e tutt’altro che eccezionale nel mondo dei grandi eventi globali.

Il Web Summit non viene semplicemente “ospitato”: viene attratto. Perché per una città come Doha non è una spesa, ma un investimento ad alto rendimento. Per alcuni giorni, migliaia di imprenditori, investitori, dirigenti, giornalisti e decisori internazionali convergono nello stesso luogo. L’impatto immediato è evidente — alberghi, ristorazione, servizi, trasporti — ma quello più rilevante è meno visibile e più duraturo: relazioni economiche, accordi, insediamenti futuri, reputazione internazionale.

In questo modello, l’evento diventa uno strumento di politica economica e di branding territoriale. Ospitarlo significa posizionarsi come nodo strategico di un ecosistema globale. Ed è per questo che governi e amministrazioni pubbliche sono disposte a intervenire direttamente, abbassando i costi di organizzazione e rendendo l’operazione sostenibile per chi la produce.

Il caso delle fiere d’arte

Artefiera 2025_Courtesy of Artefiera

Se spostiamo lo sguardo sul mondo delle fiere d’arte, il quadro cambia radicalmente. Qui il rischio economico non viene condiviso, ma scaricato quasi interamente sugli espositori. Le gallerie pagano per partecipare, pagano per lo spazio, pagano per i servizi, pagano per trasporti, assicurazioni, personale. I centri fieristici vengono affittati a prezzi di mercato e raramente esiste un sostegno pubblico strutturale che consideri la fiera come un investimento strategico per il territorio.

Eppure, anche le fiere d’arte producono ritorni economici significativi. Portano collezionisti internazionali, advisor, curatori, stampa specializzata, professionisti ad alta capacità di spesa. Generano turismo culturale, visibilità globale, posizionamento simbolico delle città che le ospitano. Ma questo valore, a differenza di quanto accade nel settore tecnologico, viene dato per scontato.

La differenza non sta solo nei numeri, ma nella narrazione che li sostiene. Il tech è associato all’idea di futuro, sviluppo, crescita. L’arte, pur muovendo capitali e relazioni internazionali, viene ancora letta come un settore che deve “reggersi da solo”, se non addirittura come un ambito elitario, incapace di produrre ricadute collettive misurabili. Di conseguenza, il rischio resta privato, mentre il beneficio pubblico rimane implicito.

Il Qatar, in questo senso, non è un’eccezione ma una versione esplicita di un approccio diffuso anche altrove: Barcellona con il Mobile World Congress, Las Vegas con il CES, Lisbona con lo stesso Web Summit. Le città competono per ospitare eventi perché ne riconoscono il valore sistemico. Nel mondo dell’arte, invece, questa competizione è debole o inesistente. Le fiere resistono più per inerzia che per strategia territoriale condivisa.

La domanda allora non è se sia giusto che una città paghi per ospitare un grande evento. La vera domanda è perché questo ragionamento sia ormai normale per il tech e quasi impensabile per il mercato dell’arte. Finché le fiere d’arte continueranno a essere considerate semplici mercati temporanei e non infrastrutture culturali ed economiche strategiche, il loro peso resterà concentrato su chi espone.

Il Web Summit vola perché qualcuno ha deciso che farlo volare conviene a tutti.
Nel sistema dell’arte, quella decisione — salvo rare eccezioni — non è ancora stata presa.

Art Basel Qatar 2026_Courtesy of Art Basel

Come ci ha spiegato Magnus Resch, anche il caso di Art Basel Qatar, al via proprio oggi, offre un elemento di forte discontinuità rispetto al modello tradizionale. Le gallerie non hanno fatto soltanto application: sono state invitate da un team curatoriale, così come gli artisti. Inoltre, tutte le spese di trasporto e alloggio per gli artisti sono state coperte dall’organizzazione, mentre il costo del booth è fissato a 15.000 dollari, una cifra simbolica se confrontata con gli oltre 100.000 dollari richiesti per uno stand regolare ad Art Basel.

Un’operazione resa possibile da una solida infrastruttura economica e istituzionale qatarina, che sostiene questa prima edizione con un forte investimento pubblico, ma che apre anche a una riflessione più ampia: fino a che punto un modello fieristico sostenuto, curato e fortemente incentivato può diventare un’alternativa credibile – o quantomeno un laboratorio – per il futuro delle fiere d’arte?

Giacomo Nicolella Maschietti
Giacomo Nicolella Maschietti
Giacomo Nicolella Maschietti è giornalista professionista specializzato in arte e mercato. Dal 2008 è autore e conduttore di "Top Lot", prima trasmissione televisiva dedicata al mercato dell'arte in onda su Class CNBC (SKY 507). Scrive per Patrimoni, Milano Finanza, Private, Artslife. Insegna al Master in Art Market dell'Istituto Marangoni di Firenze ed è responsabile comunicazione di Cinello, azienda specializzata nella tutela del patrimonio artistico italiano attraverso la digitalizzazione. Suona la chitarra nei New Martini. Ha un bimbo di sei anni che si chiama Filippo.

Collezione da Tiffany è gratuito, senza contenuti a pagamento, senza nessuna pubblicità e sarà sempre così.

Se apprezzi il nostro lavoro e vuoi approfondire ancora di più il mercato dell'arte,
puoi sostenerci abbonandoti a

News Mercato Arte

Anticipazioni, trend, opportunità e segnali nascosti del mercato dell’arte

Ogni settimana, notizie, aste e analisi scelte per chi colleziona e investe con strategia.

 

Scopri di più!

Condividi
Tags

recenti

Trame visive. Sguardi e relazioni: il progetto espositivo di C+N Gallery CANEPANERI per Arte Fiera Bologna 2026

Trame Visive. Sguardi e Relazioni: il progetto di C+N Gallery CANEPANERI per Arte Fiera Bologna 2026 tra memoria, corpo e utopia.

Trionfo del Digital nel mercato dell’arte 2025

Scopri il trionfo dell'arte digitale nel mercato 2025: i dati del report Art Basel/UBS, i record di Christie’s e le nuove acquisizioni del MoMA.

Arte moderna e contemporanea all’asta su Catawiki: i lotti più interessanti della Great Masters

Scopri i lotti dell'asta Catawiki e Collezione da Tiffany: da Boetti e Schifano a Hirst. Investi in arte con certificazioni e stime expert.

Articoli correlati

Iscriviti alla nostra newsletter e scarica gratuitamentelaGuida Mercato dell'Arte 2025!

Iscriviti subito alle news di Collezione da Tiffany e riceverai contenuti esclusivi selezionati per te riguardanti il mercato dell'arte. 

Completa il form e potrai scaricare subito gratuitamente la nuova Guida Mercato dell'Arte 2025!

Sono un collezionista

Grazie la tua iscrizione è andata a buon fine!