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Cautela ed opportunità nella vendita all’asta di opere d’arte. Intervista a Matteo Smolizza

del

I dati recentemente resi noti dal comparto dell’Arma dei carabinieri tutela patrimonio culturale (Tpc) sulla base delle denunce ricevute indicano in quasi 1,3 milioni le opere d’arte da ricercare, oggetto di furti o trafugamenti. Un numero che aumenta d’importanza se si considera il valore economico che si porta dietro.

A questo fenomeno si associa inoltre quello dei falsi d’autore, vale a dire le opere che vengono realizzate da attori in grado di riprodurre, con delle tecniche non solo artistiche ma anche scientifiche, le colorazioni, nel caso dei dipinti, o la retrodatazione della tela; questa, sottoposta a indagini di laboratorio, riesce così a essere attribuita proprio all’epoca in cui l’autore vero realizzava quei quadri, e a essere quindi messa sul mercato.

Il progressivo incremento delle quotazioni delle opere d’arte e il proliferare delle aste, rende sempre più concreto il rischio per i collezionisti di imbattersi in opere non del tutto attribuibili all’autore oppure di pagare eccessivamente per i propri acquisti.

Vista l’importanza e la delicatezza del fenomeno, con il presente contributo abbiamo intervistato lo storico dell’arte Matteo Smolizza, direttore di Bonino Atlantic ltd e consulente di istituti di credito e fondazioni, in merito alle principali cautele che i collezionisti devono adottare quando acquistano le opere d’arte.

Andrea Savino: Matteo, grazie per il tempo dedicato a Collezione da Tiffany. Sulla base della tua esperienza, come valuti il momento attuale delle vendite all’asta di beni culturali?

Matteo Smolizza: Sorprendentemente vivace. Le aste degli ultimi 3 mesi hanno raccolto ottimi risultati anche per la pittura antica e dell’Ottocento, settori che hanno sofferto molto negli ultimi tre decenni. È del tutto straordinario il caso di un dipinto di Vincenzo Cabianca, un pittore che di solito si vende sotto i 10 mila euro, o non si vende: nell’asta di Sotheby’s dello scorso 5 luglio ha raggiunto il prezzo record di 956 mila sterline (vedi qui).

Anche l’asta estiva di punta di pittura antica a Christie’s ha ottenuto risultati strabilianti, persino nel caso di opere di complicata attribuzione o con stato conservativo pregiudicato, con aggiudicazioni per 54 milioni di sterline (vedi qui) per 40 lotti, con una media quindi superiore al milione a pezzo. Sorprende perché il problema attributivo, ovvero l’incertezza sugli autori delle opere, è stato sempre un potente freno nel mercato dell’arte antica. Ora sembra che gli acquirenti di arte antica e moderna stiano comprando con il criterio principale dei collezionisti di arte contemporanea, ossia il piacere che traggono dall’opera, dando minore peso al lato prettamente culturale o alla idea dell’investimento. Questo fattore aiuta in maniera esponenziale i risultati.

AS:  Il progressivo incremento della digitalizzazione che impatto ha avuto sulle aste?

MS: Fino al 2010-2015, più o meno, si pensava che la diffusione delle informazioni aiutasse soprattutto gli acquirenti, a scapito dei venditori, ad esempio consentendo di verificare su Artprice e piattaforme affini a quanto fosse stato in precedenza aggiudicato un dipinto e i valori medi dell’artista. E quindi che il mercato si fosse abbassato.

Da qualche anno si è visto, invece, che ne hanno tratto vantaggio persino i venditori di seconda fascia poiché tutto sommato la digitalizzazione del mercato, per esempio i market places, permette anche a ciò che passa attraverso le case d’asta minori di raggiungere un pubblico di dimensione mondiale.

C’è però un punto che la digitalizzazione non ha risolto, vale a dire il livello della ricerca.

Paradossalmente l’enorme numero di informazioni disponibili non si è tradotto in un miglioramento nella catalogazione delle opere d’arte. Al contrario, la velocità impressa dalla rete ai processi produttivi e la riduzione delle marginalità di vendita conseguente ad una maggiore concorrenza tra gli operatori hanno comportato una forte riduzione del tempo per lo studio ed i beni spesso vengono catalogati in modo superficiale. L’aspetto fondamentale nella catalogazione di un’opere d’arte è certamente quello di saper identificare nel modo più dettagliato l’oggetto: autore, soggetto, periodo, bibliografica ecc.. Trattandosi, in sostanza di dati visuali e testuali, cioè informatizzabili, credo che l’intelligenza artificiale potrà avere un impatto positivo in un futuro non troppo lontano.

AS: Quali sono i tuoi consigli per aiutare ad utilizzare internet in maniera sicura anche per i collezionisti meno esperti?

MS: Il classico errore è di accedere ai database online dei prezzi battuti alle aste, pensando che le opere catalogate come di un certo autore siano tutte autentiche e ben descritte.

Al contrario gli errori di catalogazione delle case d’asta si riversano nei motori di ricerca e falsano la percezione degli acquirenti.

Per esempio, nel caso dell’arte antica a essere molto generosi la meta delle attribuzioni riportate dai database online sono sbagliate, e di conseguenza le valutazioni stilistiche ed economiche che ne derivano.

Il consiglio – che mi diede un tempo Pierre Rosenberg, direttore del Louvre e fantastico collezionista – è quello di selezionare molto bene il cuore della collezione in modo da capire cosa serva sapere davvero, e cercare – in rete o altrove – i soli dati necessari. Per esempio, qual è l’archivio di riferimento per un’artista, quale la bibliografia più prestigiosa, quale lo standard di stile. Così ci si confronta sui temi della autenticità, della qualità e del valore economico.

Una cosa che si può verificare tramite internet spesso meglio che in biblioteca, in particolare nell’arte contemporanea, sono i problemi conservativi di alcune tecniche.

Pensiamo per esempio ai poliuretani di Piero Gilardi, ai monocromi di Fontana, ai cretti di Burri, ai cotoni di Manzoni. Se conosci i problemi conservativi prima di acquistare prendi le opportune precauzioni.

In sostanza, anche il collezionista inesperto se sa focalizzarsi arriva presto al punto.

AS: Ci sono delle procedure che bisogna seguire per garantire l’autenticità dei beni in vendita?

MS: Per l’arte antica il concetto di autenticità è quasi una chimera. Andrebbe sostituto con il concetto di prossimità o di probabilità. Esistono per esempio fogli di Michelangelo in cui gli studi più recenti e affidabili, per esempio la mostra curata da Hugo Chapman nel 2006 al British Museum (Michelangelo Drawings: Closer to the Master), hanno identificato due o più mani. Nella introduzione a Titian, Themes and Variations, appena apparso per Madragora per cura di Peter Humfrey, Giorgio Tagliaferro ha disegnato la produzione matura e tarda di Tiziano come una sovrapposizione di contributi della sua bottega, con diverso livello di partecipazione del maestro, ridefinendo lo stesso concetto di autenticità.

Questo perché l’arte antica è stata realizzata in un momento troppo lontano dal nostro tempo per consentirci di fare affermazioni trancianti, ed inoltre in un periodo in cui la collaborazione tra artisti, soprattutto nel periodo della formazione o per ragioni commerciali, era molto comune.

Il tema dell’autenticità come riflesso del genio creativo si pone con prepotenza soltanto nell’Ottocento per due motivi principali: da una parte il mito romantico della personalità unica e irripetibile dell’artista, l’individuo per eccellenza, e dall’altro l’organizzarsi del mercato in prassi che si sono ulteriormente consolidate nel Novecento: ricevuta di vendita, archiviazioni, mostre, cataloghi etc. Tutti elementi che punteggiano la storia di un’opera d’arte e che aiutano il processo di autenticazione.

Autenticare un’opera d’arte in un periodo dominato dalla burocrazia, dalla fiscalità, dall’anagrafe, dove la produzione di informazioni è un correlato necessario dell’attività dell’artista, del mercante e del collezionista, è sicuramente più semplice e affidabile.

Insomma, se si compra arte dell’Ottocento e Novecento è essenziale verificare l’archiviazione e la bibliografia. Per l’arte antica, bisogna saper accettare l’incertezza e saper vivere l’avventura, gustare la scoperta.

AS: Da ultimo, quali sono le prospettive e le opportunità di crescita per il prossimo futuro?

MS: Gli autori che stanno crescendo in maniera esponenziale sono quelli capaci di intercettare gli interessi più accentuati nel nostro tempo.

Nell’arte antica, ad esempio, stanno crescendo molto le donne, perché è diffusa l’idea che il loro contributo alla storia dell’arte (e alla storia in generale) sia stato sottostimato. Ci sono pubblicazioni, corsi universitari, musei e collezioni dedicati esclusivamente alla produzione femminile. Il successo planetario di Artemisia è spinto non solo dalla sua abilità di pittrice, a dire il vero non sempre ineguagliabile: conta forse di più la sua vicenda biografica, tra l’altro resa più viva dal fatto che da ragazza sia stata violentata, e lo abbia raccontato con tanta forza nei suoi dipinti.

Nell’arte contemporanea dove il contributo delle donne è stato riconosciuto da ormai mezzo secolo, hanno più facile successo autori delle minoranze LGBT ed etniche, in particolare le persone di colore Le grandi gallerie cercano artisti delle minoranze non tanto per ragioni di ‘correttezza politica’, come fino a qualche tempo fa facevano i musei, ma perché hanno una attenzione da parte del pubblico molto più grande di quanto si potrebbe supporre.

Spinge in questa direzione il senso di colpa della società occidentale, che si sposa benissimo con la tradizionale cura cristiana della vittima e serve al sistema sociale neocapitalistico per guardarsi con soddisfazione allo specchio, e sentirsi buono. Ergo, il mercato è sconfinato.

Nel medio periodo l’arte delle minoranze sembra un ottimo investimento.

Al contrario, è forte ma principalmente confinato alla Cina e agli expat cinesi, il mercato dei grandi artisti orientali emersi negli ultimi venti anni, come Zeng Fanzhi (uomo) o Xiang Jing (donna). Par condicio.

In linea generale si può dire che la pittura, data per defunta pochi decenni fa, stravince in tutti i mercati ed a tutte le latitudini. Fa impressione che persino Damien Hirst si proponga ora come pittore puro – e di una qualità che ricorda Monet, Mirò, Twombly – in una grande mostra nella sede di Phillips a Londra, dopo il periodo degli animali in formalina e il revival dell’optical (vedi qui). Ho appena selezionato e consigliato a nostri clienti tre o quattro dei pezzi esposti.

Andrea Savino
Andrea Savino
Andrea Savino (n.1991) è un dottore commercialista e revisore legale di Torino specializzato in diritto e fiscalità internazionale. Membro della commissione economia della cultura del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, già presidente della commissione cultura dell'Unione Nazionale Giovani Dottori commercialisti, nonché membro della Commissione Internazionalizzazione e Fiscalità Internazionale dell’UNGDCEC - Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti e ricercatore dell’Istituto Universitario di Studi Europei (IUSE).

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