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martedì, Ottobre 4, 2022

Da Progetto ad Asset strategico: La Galleria di BPER Banca compie 5 anni

del

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Dar vita ad “una vivace e vitale proposta capace di coniugare istanze diverse, di rappresentanza e promozione culturale, con al centro le collezioni e l’archivio storico, per un processo sempre più organico e strutturato di gestione di un patrimonio che rappresenta un’eccellenza nell’ambito delle corporate collection sullo scenario nazionale”. Con queste parole, qualche anno fa, mi veniva presentata l’idea dietro il progetto La Galleria. Collezione e Archivio Storico di BPER Banca.

Da allora sono passati quasi 5 anni e quello che era un “progetto” è ormai un vero e proprio asset strategico su cui si gioca parte del successo del Gruppo BPER Banca che oggi si colloca al 241° posto nella classifica delle top 500 con il valore più alto al mondo.

Forte di una delle maggiori corporate collection del nostro Paese, infatti, La Galleria si propone come realtà dedicata allo scambio culturale e al dialogo; un’occasione per dare voce alla mission del brand di BPER Banca. Tanto che oggi rappresenta a pieno il posizionamento dell’Istituto che, prima di tutto, vuol essere riconosciuto come una banca aperta. Lo si capisce anche da quel simbolo, i “due punti”, scelto come marchio aziendale, che rimanda proprio al dialogo e all’accoglienza, con una forte attenzione ai valori della responsabilità sociale e della sostenibilità. Questo è stato possibile grazie ad un importante programma di iniziative sia culturali che di comunicazione.

Una vista dello spazio espositivo de La Galleria. Collezione e Archivio Storico di BPER Banca.

Con La Galleria – mi spiega Sabrina Bianchi, Responsabile del patrimonio culturale di BPER Bancavogliamo non solo valorizzare la nostra collezione e il progetto scientifico che ne è alla base, ma anche portare all’attenzione del pubblico tematiche che ci stanno particolarmente a cuore, dall’ambiente alle questioni di genere e all’inclusività. Ne è un esempio la mostra dello scorso anno dedicata ad Elisabetta Sirani, attraverso la quale abbiamo raccontato la sua vita e le sue opere non solo da un punto di vista artistico, ma anche di emancipazione femminile”. “Una cosa simile – aggiunge Bianchi – l’abbiamo fatta anche con la più recente esposizione su Giuseppe Zola e la pittura di paesaggio. In questo caso, nel catalogo, è stato inserito un piccolo white paper che stimolava la riflessione anche sulla sostenibilità ambientale”.

E il pubblico? Beh, sembra rispondere benissimo a questa iniziativa. Sia che si tratti di clienti o cittadini, ma anche di turisti – principalmente emiliani, ma non mancano quelli che arrivano da fuori regione. I numeri, d’altronde, parlano chiaro: dal 2017 ad oggi nella sola sede espositiva di Modena – la prima ad essere stata creata – sono state 12 le mostre organizzate partendo dai tesori conservati in collezione che, nonostante due anni di pandemia, hanno attirato più di 15.000 visitatori. E molto importante è anche la “vita” digitale della collezione, sui social come sul sito web con la sua newsletter che, lanciata a metà 2021, in pochissimo tempo ha superato i 5000 iscritti.

Veduta della mostra Paesi vaghissimi. Giuseppe Zola e la pittura di paesaggio, La Galleria BPER, Modena. Ph. Ernesto Tuliozi, Aveni.JPG

Cifre e progetti che fanno de La Galleria una delle case history italiane più interessanti per quanto riguarda il collezionismo corporate con ottimi ritorni dal punto di vista della reputazione della Corporate Social Responsibility (CSR). “La nostra corporate collection – racconta ancora Sabrina Bianchi – nasce negli anni Cinquanta dello scorso secolo, in un momento in cui collezionare, per le banche, significava prima di tutto acquistare arte per arredare i propri palazzi storici. Per molti anni, dunque, si è trattato di una collezione chiusa, che il pubblico poteva visitare unicamente in occasione di eventi come Invito a Palazzo di ABI che prevede, ogni primo sabato di ottobre, l’apertura con visite guidate e gratuite delle sedi storiche delle banche”.

La nostra fortuna – prosegue la Responsabile del patrimonio culturale dell’Istituto – è stata quella di avere un management che, fin dall’inizio, ha acquisito opere ragionando come un vero e proprio collezionista e, quindi, mettendo insieme una raccolta che ha un filo conduttore e che risulta ben documentata. Il nucleo collezionistico di Modena, che poi è quello storico, proveniente dalla Banca Popolare di Modena (poi Banca Popolare dell’Emilia-Romagna), con i suoi pezzi rappresenta in particolar modo il Cinque-Seicento modenese nella sua massima espressione. L’intera collezione conta circa un migliaio di opere di pregio tra le quali alcuni capolavori che oggi vengono esposti nella pinacoteca all’interno della sede storica della Banca”.

Giovanni Francesco Barbieri, il Guercino, Apollo e Marsia, olio su tela, 67 × 58,5 cm. Collezione BPER Banca.jpg

La qualità delle opere esposte presso La Galleria di via Scudari 9 a Modena, in effetti, è impressionante. Si va da un Apollo e Marsia del Guercino, un tempo appartenuto ad Alessandro d’Este, a L’amore dormiente, tela del 1620 di Guido Reni. Ma potremmo citare Sant’Elena tra i santi Sebastiano, Domenico, Pietro martire e Girolamo del Correggio; una stupenda Crocifissione di Girolamo da Carpi ed una del Lanfranco. Lavori di Ludovico Carracci, del Sansone o di Mattia Preti. Tanto per fare i nomi più noti.

Negli anni poi, con la crescita del gruppo, ci sono state altre importanti acquisizioni e oggi i nuclei collezionistici di BPER Banca sono sei. Tutti caratterizzati dalla stessa coerenza e, per questo, in grado di rispecchiare molto bene la cultura locale, con opere a firma di artisti di pregio dei rispettivi territori. Al nucleo modenese, che rimane comunque il più significativo, si sono così affiancati quelli della Cassa di Risparmio di Ferrara; della Cassa di Risparmio della provincia dell’Aquila, il Banco di Sardegna e la Banca della Campania. A questi, recentemente, si è poi unito anche un nucleo lombardo, frutto della recentissima acquisizione del ramo d’azienda di UBI Banca e che, assieme a quello ferrarese, ha contribuito ad aprire la collezione anche al Novecento e all’arte contemporanea.

Reni Guido – Amore dormiente

Il tutto per un patrimonio artistico che conta, complessivamente, circa dieci mila opere. Le più importanti delle quali sono state recentemente oggetto di un approfondito percorso di verifica, analisi e valutazione svolto in collaborazione con gli specialisti di Open Care e che ha visto anche l’adozione di una piattaforma gestionale, che ha permesso di digitalizzare il database della documentazione delle opere d’arte e organizzare tutte le informazioni ad esse relative.

“Non partivamo da zero, ovviamente, ma è stato necessario avviare un percorso di riorganizzazione e, quindi, di maggior consapevolezza e presa di coscienza del patrimonio in nostro possesso – commenta a proposito Bianchi – Le nostre collezioni erano già ben tutelate e conservate. Da sempre, infatti, abbiamo avuto esperti (storici dell’arte e curatori) che ci hanno aiutato, seguendole da vicino”.

Il team, tutto al femminile, de La Galleria. Collezione e Archivio Storico di BPER Banca. Da sinistra: Anna Scattolin, Greta Rossi, Chiara Pulini, Sabrina Bianchi, Lucia Peruzzi.

“La ricognizione fatta assieme ad Open Care è stata, però, molto importante – prosegue Bianchi – perché ci ha permesso, infatti, di avere una visione chiara di quelle che erano le dimensioni del nostro patrimonio artistico, il suo stato di conservazione, le caratteristiche fisiche delle opere di maggior pregio e il loro valore. Si è trattato di un passaggio fondamentale nel percorso di sviluppo de La Galleria BPER Banca. D’altronde, da quando, nel 2017, queste opere, dall’essere oggetti d’arredo sono divenute pezzi di una collezione aperta al pubblico, e quindi utilizzata anche come strumento di comunicazione dei valori della banca, la loro vita è cambiata radicalmente, anche dal punto di vista della gestione”.

Oggi, infatti, la collezione corporate di BPER Banca può contare su uno staff interno dedicato e composto, oltre che da Sabrina Bianchi, anche da Greta Rossi e Anna Scattolin rispettivamente coordinatrice e collaboratrice de La Galleria, alle quali si affiancano la curatrice della collezione dei dipinti antichi Lucia Peruzzi e l’archivista Chiara Pulini. Oltre ad avere un budget annuale per la gestione e uno dedicato alla manutenzione, restauro e trasporto delle opere.

Veduta della mostra Elisabetta Sirani. Donna virtuosa, pittrice eroina, La Galleria BPER, Modena. Ph. Ernesto Tuliozi, Avenida

In questa sua evoluzione, La Galleria. Collezione e Archivio Storico di BPER Banca rappresenta così un chiaro esempio di quel cambio di prospettiva che, negli ultimi anni, sta caratterizzando sempre più spesso il rapporto tra cultura artistica e cultura d’impresa. Con collezioni che si strutturano secondo un modello evoluto di gestione, integrandosi nella vita dell’azienda secondo vari schemi.

Nello specifico, rifacendoci alla modellizzazione proposta da Nathalie Moureau dell’Università Paul Valéry di Montpellier in una sua recente indagine sul collezionismo corporate francese, possiamo parlare, in questo caso, di una collezione che aderisce al modello “Specchio”. Ossia quello di una raccolta che rispecchia, appunto, l’identità e i valori d’impresa. Nel nostro caso quelli di una banca di rilievo nazionale che però mantiene profonda attenzione alle specifiche culture del territorio e le vuole valorizzare.

Nicola Maggi
Nicola Maggi
Giornalista professionista e storico della critica d'arte, Nicola Maggi (n. 1975) è l'ideatore e fondatore di Collezione da Tiffany. In passato ha collaborato con varie testate di settore per le quali si è occupato di mercato dell'arte e di economia della cultura.
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