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venerdì, Dicembre 9, 2022

Perché il mercato cresce e le gallerie d’arte chiudono

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La vita degli artisti non è facile, lo sappiamo, ma anche quella dei galleristi sembra essere particolarmente in salita. Nonostante il mercato dell’arte cresca, di anno in anno, a colpi di record, infatti, sono tante le gallerie che stentano a guadagnare e, di conseguenza, a sopravvivere. I dati, d’altronde, parlano chiaro: 4 gallerie su 5 chiudono entro 5 anni e, ogni anno, chiude il 10% delle gallerie con più di 5 anni. Ma qual è il male oscuro che affligge questo settore? Secondo Magnus Resch, autore del libro Management of Art Gallery, uscito in edizione inglese il 25 agosto scorso, il problema sta nel fatto che la maggior parte delle gallerie d’arte sono sotto capitalizzate e gestite in modo inefficiente.

La copertina del libro Management of Art Gallery di Magnus Resch.
La copertina del libro Management of Art Gallery di Magnus Resch.

Frutto di un’indagine condotta tra oltre 8000 gallerie attive in Germania, Stati Uniti e Regno Unito, lo studio pubblicato da Resch è il primo nel suo genere e ci aiuta a capire, almeno in parte, come stanno realmente le cose. Dai dati raccolti da questo giovane ricercatore e Art Advisor tedesco, infatti, emerge come il 50% delle gallerie abbia un fatturato annuo inferiore ai 200.000 dollari e un’altro 30% sia addirittura in perdita. Senza parlare del margine di profitto medio che è di appena il 6.5%.

 

Troppe spese per affitto, personale e fiere

 

Le principali cause di questo quadro tutt’altro che roseo, sembrano esserci – a detta degli stessi galleristi intervistati – l’affitto, il costo del personale e la partecipazione alle fiere. Sul primo punto, Resch obietta che i collezionisti vanno dove c’è l’arte e che, quindi, un affitto alto per una galleria in posizione strategica non è una spiegazione convincente. Mentre il discorso dei salari è vero, in particolare, per le gallerie meno redditizie che, spesso, si trovano a spendere tutto il proprio margine di guadagno proprio per pagare i propri addetti non sempre, peraltro, preparatissimi.

Quanto guadagnano, o perdono, le gallerie d'arte (Fonte: Management of Art Galleries)
Quanto guadagnano, o perdono, le gallerie d’arte (Fonte: Management of Art Galleries)

Ma sul banco degli imputati salgono anche i rapporti economici tra galleristi e artisti che, mediamente, si suddividono la vendita di un’opera al 50% quando, invece, considerati i costi che una galleria affronta, in termini di marketing, produzione, spedizione e assicurazione, questo rapporto dovrebbe essere vicino al 70/30%. Un capitolo particolarmente dolente è, poi, quello delle fiere d’arte: il loro numero aumenta sempre di più di anno in anno, i costi di partecipazione sono altissimi e i ritorni spesso scarsi (Leggi -> Le fiere d’arte funzionano ancora?).

 

Un’offerta poco competitiva

 

Se i galleristi puntano il dito sui costi di gestione dell’attività, Resch appare molto critico, invece, nei confronti delle stesse scelte imprenditoriali operate da chi gestisce le gallerie. E come dargli torto quando sottolinea il fatto che la maggioranza delle gallerie d’arte vendono tutte cose simili? Basta fare un giro anche in una delle nostre fiere più blasonate per renderesene conto. Ma al di là della noia che questa offerta tremendamente omogenea genera nei visitatori, il fatto che tutti vendano le stesse cose comporta una competizione su un segmento di mercato estremamente ridotto. Un’offerta più diversificata, suggerisce Resch, aumenterebbe certamente le possibilità di guadagno. (Leggi -> Il mondo delle gallerie d’arte)

 

Una comunicazione pessima

 

Scelte imprenditoriali a parte – se tutti vendono variazioni della stessa arte è anche perché, spesso, è il mercato a chiederlo -, il vero dramma del settore delle gallerie, sembra essere legato alla loro quasi totale incapacità di comunicare e di fare branding. Guardate qualche sito web di gallerie d’arte, iscrivetevi alle loro newsletter o visitate i loro stand in qualche fiera e capirete di cosa sta parlando l’autore di Management of Art Galleries.

La classifica delle principali voci di costo per una galleria d'arte (Fonte: Management of Art Galleries)
La classifica delle principali voci di costo per una galleria d’arte (Fonte: Management of Art Galleries)

L’impressione che si ha è che questo settore non riesca – o non voglia – innovare il proprio modo di fare business puntando tutto sull’apparenza e, in particolare, continuando a fare di questo mondo una realtà elitaria a tutti i costi. Quando, invece, dovrebbe lavorare per aumentare il loro numero di clienti e per promuovere i propri artisti anche al di fuori dei confini nazionali, se non aprendo nuove sedi, almeno stringendo accordi con colleghi stranieri. Così da ampliare la base di collezionisti di riferimento. Questo, ovviamente, a patto che si creda veramente nei propri artisti e non si segua semplicemente la moda del momento.

 

Ma quanti collezionisti servono per avere una galleria di “successo”?

 

Secondo Michele Maccarone, fondatrice della Maccarone Art Gallery di New York, recentemente intervistata da James Tarmy di Bloomberg, è fondamentale avere almeno 10 collezionisti super-fidelizzati, circa 40-50 clienti saltuari e un centinaio di compratori una tantum. A patto ovviamente, di raggiungere questo risultato nei fatidici primi 5 anni di attività.

Nicola Maggi
Nicola Maggi
Giornalista professionista e storico della critica d'arte, Nicola Maggi (n. 1975) è l'ideatore e fondatore di Collezione da Tiffany. In passato ha collaborato con varie testate di settore per le quali si è occupato di mercato dell'arte e di economia della cultura.
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