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Sul guardare: Astore e Vitali in mostra da Mazzoleni

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Fino al prossimo 30 giugno sono in programma, presso la galleria Mazzoleni di Torino, due mostre personali: la prima è dedicata alle sculture di Salvatore Astore, la seconda alle fotografie di Massimo Vitali. Tema comune alle due mostre è l’atto del vedere, anche se indagato attraverso due mezzi espressivi tra loro diversi come la scultura e la fotografia.

Gli occhi della scultura è il titolo della mostra personale dedicata al lavoro di Astore, che comprende opere degli anni ottanta ed altre realizzate ad hoc per questa occasione. Le sculture in mostra, grandi strutture cave, come occhi spalancati sul mondo, si pongono in un rapporto di continuità con il lavoro esposto in corso Galileo Ferraris, sempre a Torino e a pochi passi dalla galleria.

Il lavoro porta il titolo Anatomia umana e s’ispira al genio di Leonardo Da Vinci. Qui la scultura ha a che fare con il rapporto dell’essere umano con il mondo che lo circonda e che egli abita, e si pone di fronte ad esso come uno sguardo, o meglio un occhio aperto e ad esso rivolto.

Una vista della personale di Salvatore Astore, Gli occhi della scultura, in corso a Torino da Mazzoleni. Foto: Renato Ghiazza

La personale di Massimo Vitali, invece, quasi a porsi ironicamente in dialogo con le opere di Astore, s’intitola Ti ho visto. La mostra si compone di una serie di fotografie di grandi dimensioni, scattate da Vitali nell’estate del 1994 in una location turistica, la spiaggia di Marina di Pietrasanta.

La spiaggia si fa qui il luogo dove l’artista può osservare le persone comuni, cogliendole nei loro comportamenti più banali, ma anche più tipici. Ne nasce una specie di lavoro socio-antropologico che ha per tema l’italiano medio e i suoi comportamenti.

L’operazione svolta da Vitali ha però una particolarità: il fotografo, per osservare il mondo alla ricerca dei suoi scatti, non si pone dentro l’azione, in mezzo alle persone e al loro agire, ma preferisce una prospettiva a volo d’uccello.

Le scene sono dunque inquadrate dall’alto e a distanza. La luce fredda, inoltre, tende a isolare anche nel tempo, oltre che nello spazio, ciò che si vede: come a mettere tra virgolette il vissuto di un momento collettivo, astraendo l’immagine dal suo contesto.

Massimo Vitali, Zlatni Rat Canoe, 2009, Ligtjet on photograhic paper, 180 x 228 cm

Ciò che vediamo, nelle immagini di Vitali, sono allora gruppi disordinati di persone, al cui interno esse si muovono così come come si muovono gli uccelli all’interno di uno stormo o gli insetti in uno sciame.

Vengono in mente gli studi sugli stormi di Giorgio Parisi, Nobel per la fisica lo scorso anno. Secondo Parisi – spiegato da me assai volgarmente – la logica che muove lo stormo può essere riassunta così: ogni individuo segue il movimento dell’individuo a lui più vicino e, in questo modo, lo stormo si muove in maniera uniforme verso un’unica direzione di cui ciascun individuo non è necessariamente consapevole.

Ora, le persone sulla spiaggia fotografate da Vitali sembrano ripetere un po’ questo tipo di logica. Esse non si stanno effettivamente dirigendo verso un luogo, naturalmente, e tuttavia hanno un comportamento collettivo che, in qualche modo, ne trasfigura la singolarità e trascende la psicologia individuale.

Una vista della doppia personale di Salvatore Astore e Massimo Vitali da Mazzoleni a Torino. Foto: Renato Ghiazza

Lo sguardo del fotografo è distante, inquadra le scene da lontano e, come già detto, non è coinvolto nell’azione: tuttavia la osserva, e se Heisenberg ci aveva visto giusto (il gioco di parole è voluto), il fatto stesso di osservare la scena interferisce con l’esperienza narrata.

In questo senso, probabilmente, il lavoro di Vitali e quello di Astore hanno tra di loro più di un punto di contatto: dove uno mostra l’occhio che guarda il mondo, l’altro si sofferma sull’atto del guardare, e insieme su ciò che è oggetto dello sguardo, ma sempre mantenendo, però, quella distanza che abita gli spazi vuoti, gli “occhi”, delle sculture.

Maria Cristina Strati
Maria Cristina Strati
Maria Cristina Strati vive e lavora a Torino. Studiosa indipendente di filosofia, è critica e curatrice di arte contemporanea, nonché autrice di libri, saggi e racconti. Convinta che davvero l’arte sia tutta contemporanea, si interessa al rapporto tra arte, filosofia e quelli che una volta si chiamavano cultural studies, con una particolare attenzione alla fotografia.
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