Francesco Niboli

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Restauratore di dipinti antichi e contemporanei, ha intrapreso un percorso di approfondimento del design grafico e dell’arte del ‘900 italiano collaborando con Fondazione Cirulli di Bologna. Ha partecipato alla scrittura del libro "Milano, la città che disegna", catalogo del neonato Circuito lombardo Musei Design. Attualmente collabora come grafico con la casa editrice indipendente Sartoria Utopia.

Parola all’artista. L’intervista come strumento di conservazione.

Il film L’uomo che vendette la sua pelle offre un ottimo spaccato del sistema dell’arte contemporanea: scritto e diretto dalla regista tunisina Kaouther Ben...

A cosa serve una mostra (pt.1). Esporre la propria collezione e farla vivere

La storia del collezionismo e quella delle mostre corrono su binari paralleli, come raccontano gli studi fondamentali di Francis Haskell. Quali sono, oggi, per il collezionista i vantaggi di esporre al pubblico o concedere in mostra pezzi della propria collezione?

Storia di un’ossessione. Una croce in avorio di tricheco del Metropolitan Museum.

A volte, la brama del collezionista può diventare ossessione, specie quando sotto mano capita un pezzo unico e irripetibile. È il caso di Thomas Hoving, storico direttore del Metropolitan di New York, che da giovane curatore fu disposto a tutto pur di acquistare per il suo museo una sublime quanto oscura croce medievale scolpita in avorio di tricheco appartenente a un collezionista jugoslavo dal passato poco raccomandabile. È la storia del “Re dei Confessori”, che si dipana dall’America all’Europa offrendo la panoramica di un’epoca, i primi anni '60, di rivitalizzazione per il collezionismo.

Moderno antico. I restauri della Collezione Torlonia

La collezione Torlonia è la più grande collezione privata di marmi antichi, formatasi nell'Ottocento grazie alle ingenti acquisizioni di prestigiose collezioni più antiche da parte dei principi Giovanni e Alessandro. Una "collezione di collezioni", come ha evidenziato la recente mostra presso Villa Caffarelli, testimonianza preziosa dell'evoluzione della storia del gusto e del restauro della scultura antica dal Seicento ad oggi.

Strappi e distacchi: funambolismi nel restauro degli affreschi

Riconoscete l’immagine qui sopra? Sedici lunette, otto vele nei lati lunghi e quattro pennacchi agli angoli. No? È un disegno della Volta Sistina decorata dal...

Non può durare? Opera d’arte e tempo

Ciò che è costruito dall’uomo è destinato, in tempi più o meno lunghi, a scomparire: le opere d’arte non sono da meno. Nonostante questo, dalla bocca della Storia, ogni tanto riemergono esempi di gloriosa abilità tecnica, come le tavolette di Fayyum, che ci permettono una riflessione sul problema della conservazione in rapporto al tempo. Una sfida non impossibile e che non deve per forza essere all’insegna della sconfitta.

Quello che gli artisti non dicono. Estratti da una conversazione su materiali e committenti

Dietro il lavoro di un artista ci sono molta attenzione e conoscenza tecnica, anche se ad occhi non esperti esso possa sembrare frutto di anarchia creativa o improvvisazione. Per questo il bravo collezionista deve aumentare il suo armamentario di nozioni per affrontare al meglio il dialogo con il suo artista, spesso complesso come una partita a scacchi.

Terre colorate. Max Doerner e lo studio dei materiali artistici.

Il manuale di Max Doerner ha segnato uno spartiacque per lo studio dei materiali e delle tecniche pittoriche del suo tempo, indirizzando un’intera generazione verso un approccio scientifico allo studio dell’arte. Da questa filosofia è ispirato il Doerner Institut di Monaco di Baviera, uno dei più importanti laboratori di diagnostica e studio del colore al mondo.

Sognando Vermeer. Come la diagnostica può aiutare a studiare le opere d’arte

La recente soluzione di un enigma dietro un dipinto di Vermeer, ci ricorda di come le tecniche diagnostiche possano fornire una chiave di lettura preziosa per conoscere i segreti nascosti nella materia delle opere d'arte.

Arte in replica. Lo squalo “appassito” di Damien Hirst

Damien Hirst è stato uno dei primi artisti a sposare i concetti chiave del marketing contemporaneo a partire dal branding, ovvero la capacità di caratterizzare ogni "prodotto" in modo che esso sia fortemente riconoscibile.

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